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roccasecca, 6 cicembre 2005
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La lezione di SUSA

Ancora una volta, lo Stato è in guerra.
Ancora una volta contro i suoi cittadini.
In Val di Susa si sta consumando un ennesimo rito del potere oppressivo, l'ennesima staffilata alla democrazia, l'ennesimo crimine contro la libertà. Lo Stato-caserma voluto dal governo dei fascisti e degli affaristi, di coloro che hanno straziato la Costituzione che osava riconoscere diritti agli umili, ai cittadini, e soprattutto ai lavoratori, si presenta di nuovo con tutta la sua carica di violenta prassi repressiva. I "sovversivi" questa volta sono coloro che difendono il loro già martoriato territorio e la loro già compromessa salute contro le speculazioni vili e ignobili di qualche capitalista d'accatto che occupa oggi, indegnamente, cariche altissime nella gerarchia dello Stato. Quello Stato creato e disegnato per sostenere e garantire i diritti ed il diritto diventa ormai solo un manutengolo delle consorterie di malaffare. La polizia non si impiega contro il crimine, (l'evasione fiscale è ancora reato, o ha fatto la fine degli assegni scoperti e dei bilanci falsi?), ma come deterrente violento affinché la gente normale si "metta l'anima in pace" e capisca che il decisionismo dei padroni non conosce ostacoli. A chi deve rivolgersi un cittadino, o peggio una comunità, se lo Stato in prima persona si pone contro di lui? Quale Bicamerale potrà riparare i danni fatti al nostro sistema dei diritti? Non sono mai state rose e fiori, per noi, è vero. Tanti nostri compagni sono andati in galera insieme a delinquenti di ogni risma solo per aver organizzato scioperi per conquistare condizioni di vita un po' più sopportabili, per sé e per i propri figli. Altri sono stati costretti ad emigrare per non subire repressione e angherie. Qualcuno, troppi, sono anche rimasti sul terreno della lotta, uccisi dalle tante mafie che hanno vilipeso e continuano ad insultare il nostro paese e la nostra storia. Ma c'era la speranza, c'era la visione di un mondo nuovo, di un uomo nuovo da costruire, da realizzare, da portare avanti per quelli che sarebbero venuti dopo. Oggi non è più così, perché lo Stato sta dall'altra parte, difende gli speculatori e picchia in testa chi non è d'accordo. La ragione non conta. La ragione non c'è più. Questo modello bestiale di società, questa gara a chi mangia l'altro ha cambiato tutto. La sfiducia generata dalla propaganda contro lo Stato e contro la politica ha prodotto disaffezione, qualunquismo, rigetto di ogni forma di solidarietà finalizzata alla convivenza civile. Il volontariato è stato confinato nel recinto della beneficenza prima, e poi trasformato esso stesso in impresa affinché rientrasse nell'ordine delle cose. Non tutti hanno accettato, moltissimi combattono ancora e con vigore, nella politica e nel volontariato. Ma gli spazi sono sempre più stretti, la repressione sempre più forte, e tornano i tempi di Bava Beccaris. In questi casi, quando i sovversivi siedono nel trono, occorre intensificare la lotta, organizzarsi meglio, e soprattutto unire le forze. Se costoro non verranno cacciati, avremo troppe Val di Susa, troppe Genova da piangere. E se chi li sostituirà non sentirà forte la presenza popolare, della forza del lavoro e della democrazia a controllarne ed orientarne gli atti, il quadro non cambierà di molto. Chi non dovesse cogliere che questa è la vera emergenza, che ridare forza e fiato alla lotta del lavoro per la civiltà, o è un ingenuo, o è un lestofante opportunista. Fare chiarezza su questo è ormai indispensabile ed urgente. Lo spazio per i giochetti lessicali e le giravolte fantasiose è finito da tempo ed abbiamo il dovere di aprire una stagione di cambiamento reale, e possiamo farlo. Ma questo presuppone che anche parte della sinistra smetta di giocare al cerchiobottismo e scelga di stare da una parte sola: quella del lavoro e dei diritti. Il resto della società, che pure esiste, non ha alcun bisogno di essere rappresentata dalla mediazione politica.
Fraterni saluti

g.m.



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