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roccasecca, 24 novembre 2005
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Don Sturzo

Abbiamo riletto con attenzione il discorso pronunciato dal Presidente factotum all'inaugurazione della lapide in memoria di Luigi Sturzo.
Finalmente una cosa meritoria, ci eravamo detti. Vuoi vedere che, magari per le incombenze elettorali, o per far dimenticare alle massaie ed ai precari cattolici che il loro mese è troppo lungo per stare nel loro salario sempre più corto, si sono inventati una cosa buona? Celebrano Sturzo, quindi prendono le distanze dal fascismo, accettano le posizioni di un cattolico non clericale (sebbene prete) che fece battaglie rigorose all'interno e fuori dal suo partito affinché non fosse inteso come partito dei preti, ma partito dei cristiani immerso nella contingenza sociale e politica del suo tempo. Ancora una volta, ci siamo sbagliati profondamente. La parola "fascismo" viene nominata una sola volta in tutto l'eloquio, ma verso la fine, en passant, e solo per dire altre cose, non per relazionarlo con la battaglia del "sinistro prete", come lo definiva Mussolini. Si dice nel discorso, sempre fugacemente, che Sturzo ad un certo punto "torna in Italia". E dov'era mai andato questo liberal-imprenditorial-cattolico? A fare un viaggio di affari? A curarsi l'artrite? Il presidente cattolico non lo dice, ma noi lo sappiamo: aveva dovuto sloggiare dall'Italia perché Mussolini ed il suo regime infame non ne gradivano la presenza, e stava sulla stessa strada di Matteotti e di Amendola. In sostanza, nel corso delle vicende della legge Acerbo, (che strano, ancheallora le "riforme" riguardavano le leggi elettorali e le formule di governo, non i bisogni delle persone) e per tutti i trascorsi che lo avevano visto opporsi alla creazione del regime, fu costretto all'esilio, prima a Londra, poi a New York, in quelle democrazie che il presidente esterofilo cita, sempre nel suo discorso. Ma davvero il presidente narcisista pensa di somigliare ad un uomo che, con errori e limiti tipici degli uomini, interpretò un'epoca e lottò senza risparmiarsi contro un'idea di statalismo che corrispondeva ai caratteri del fascismo? Ma davvero il presidente storiografo ritiene che lo statalismo combattuto da Sturzo fosse assimilabile alla situazione delle moderne democrazie liberali? Sul serio il presidente biografo è convinto che la sua concezione del liberalismo sia uno dei precetti fondativi del pensiero sturziano? Se così fosse, non sarebbe grave, perché vorrebbe dire che stiamo giocando, e come i bimbi fingono di essere Superman o le Tartarughe Ninja finendo per crederci davvero (noi facevamo gli indiano o le guardie, tanto per dire come i tempi cambiano) il presidente ludico si diverte e diverte i suoi amichetti con invenzioni sceniche di quel tipo. Solo che siccome è cresciuto anagraficamente (non di altezza, in nessun senso) per darsi un tono gioca alla politica. Purtroppo, però, non siamo di fronte ad una simpatica comitiva di vecchietti dediti ai party in costume, ma ad una combriccola di pericolosi imbonitori, il cui presidente venditore utilizza qualsiasi marchio per televendere ciarpame inutile e malfunzionante. Il suo scricchiolante giocattolo ha esaurito le pile, e appare sempre più come un ingombro, ma lui cerca di proporne usi alternativi: non va più bene Forza Italia? Ma allora usiamolo come fosse la Democrazia Cristiana! Il governo è in disfacimento organico e puzza da lontano, tanto che se ne accorgono perfino negli altri continenti? Ma noi siamo gli eredi di una tradizione sfortunata ma immortale! E così via cantando le lodi di un uomo che pur di non scendere a patti col fascismo andò via dal suo paese per vent'anni, come molti dirigenti e militanti "fuorilegge" di allora.
Il presidente cerimoniere celebra questo personaggio senza sentire minimamente la vergogna per aver portato al governo proprio gli eredi di coloro che egli avversò.
Parla di federalismo e di autonomie senza sapere cosa fosse la questione meridionale, e siciliana in particolare agli inizi del secolo, senza capire cosa volesse dire l'emigrazione, la miseria, la guerra.
Il presidente pataccaro ha messo a segno un altro colpo degno di lui. peccato che i suoi colpi cadano tutti come mannaie sulla verità.

Comunisti Italiani



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