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roccasecca, 22 novembre 2005
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Ideologia e laicità

Qualche giorno fa il Cardinal Ruini ha detto che la laicità va bene, mentre il laicismo no, perché sarebbe una posizione ideologica e quindi fuorviante.
A parte i toni categorici (mancava solo che distinguesse fra rock e lento, e poi eravamo a posto anche sul piano squisitamente dottrinale) tipici peraltro di una cultura fortemente ideologica come la sua che si basa su una fede e non su un minimo di rigore razionale, il discorso ci tornava in mente questa mattina aprendo i giornali con gli articoli che raccontano dell'escalation degli attacchi militari contro la legge 194. Sappiamo tutti, chi più, chi meno, che la legge non solo ha abbattuto ad una soglia "fisiologica" le morti di aborto delle giovani donne, ha tolto questa parte della vita delle donne e delle coppie dalle grinfie fameliche e senza scrupoli di medici infingardi, praticoni e mammane, ma ha addirittura (come ampiamente previsto da tutti ma sempre negato da santa madre chiesa) ridotto drasticamente la pratica abortiva, consentendo una attività di prevenzione, informazione e tutela delle madri e delle coppie che prima era lasciata alle amorevoli e solerti cure della colpa e della paura del demonio. Tutti lo sappiamo, anche il ministro della salute, che però deve raccattare qualche voto se no fa la fine delle regionali, e quindi svende le donne e i bambini all'ideologia clericale pur di sentire Ruini e l'Osservatore dargli ragione. E come da copione parte la crociata, dopo la vergogna della fuga davanti al referendum sulla fecondazione (salvo celebrare poi sui giornali le grandi doti e capacità degli scienziati italiani che negli Stati Uniti eseguono magistrali interventi salvando la vita ad arzille e danarose settantenni attraverso l'uso delle staminali), dopo la resa delle istituzioni di fronte agli interessi dei vescovi, dopo un tentativo goffo e per fortuna abortito di riprendere la cura Di Bella come feticcio da agitare davanti a malati terminali da illudere. E la crociata prevista e puntuale non può che riguardare la legge delle donne, quelle donne che secondo i dettami di Ratzinger e dell'oligarchia ecclesiastica non possono che essere ricacciate nella loro colpa, ad espiare un peccato originale che monda la coscienza dalle guerre e dagli stupri, dalla fame e dalla pedofilia. Una colpa che torna ad essere la cifra della vita, della gerarchia stabilita fra uomini e donne, e soprattutto fra chiesa e società.Distruggere la legge delle donne consapevoli e per questo libere vuol dire rifondare la secolare cultura del peccato, della miseria e della sottomissione. Ma questo non è ideologismo, come il laicismo. Questo è amore, in qualche modo, perché torna a rendere necessaria una chiesa di cui sempre meno persone sentono il bisogno, e torna a parlare il linguaggio degli orfanotrofi, dei seminari, dell'evangelizzazione a suon di penitenza. Non siamo evidentemente esperti di cose religiose, e sentiamo profondamente il dovere di rispettare il diritto di alcuni cittadini di organizzarsi e credere nei libri che preferiscono. Non siamo quindi neppure tentati di predicare contro i predicatori. Ma neppure pensiamo minimamente di poter assistere silenti al tentativo di spingere indietro la società in cui viviamo. Le sensazioni e le preoccupazioni espresse rozzamente in questa nota non sono quindi critiche ad alcuno, ma il punto di vista laico (neanche laicista) di chi pensa che le condizioni materiali di vita delle persone siano l'unico metro per valutare la bontà delle leggi. Confessiamo che la richiesta di istituire la presenza di commissari politici cattolici e antiabortisti nei consultori ci ha fatto prima sorridere, poi rabbrividire. Se però passasse questo principio, dovremmo attrezzarci per chiedere la presenza vigile e attiva di "volontari" laici nei confessionali, nei convitti e nei seminari, dove potrebbero succedere cose poco trasparenti. Sarebbe utile un servizio civile che controlli, ad esempio, se i confessori danno indicazioni di voto nei referendum ed alle elezioni, se indagano sulle questioni private (non di fede) dei confessandi, oltrepassando magari i limiti delle norme sulla privacy. Nell'interesse stesso della chiesa, come si suol dire in questi casi. Perché noi, laici, vogliamo che la chiesa sia libera. E che anche noi siamo liberi di essere lasciati in pace.
Non si offendano i vescovi, se Voltaire se lo ricordano tutti mentre nessuno sa chi era papa in quel periodo.
Purtroppo, la ragione è come la gramigna: mette radici dappertutto, e più la tagli, più si riproduce. Nonostante tutto.

Fraterni saluti.
Giovanni Morsillo



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