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roccasecca, 17 novembre 2005
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Costituzione demolita

L'hanno fatto.
Hanno demolito davvero la base su cui si è fondata la convivenza degli italiani per sessant'anni, rendendo ininfluenti ed insignificanti i grandi principi posti a guida del nostro popolo nella prima parte della Carta costituzionale, primo fra tutti la solidarietà come strumento di coesione nazionale e promozione delle condizioni di vita delle aree (Regioni) meno avanzate. Nella vulgata giornalistico-politica questa operazione viene nominata "riforma costituzionale". Forse per pigrizia, forse per ignoranza, chi lo sa? Si tratta invece, come sostenuto da giuristi insigni (e democratici: da Gallo a Scalfaro fino alle preoccupazioni del Presidente Ciampi), di una "sostituzione" di un testo con un altro completamente diverso. Cioè diverso non solo nelle parti tecniche ritenute obsolete e quindi aggiornate, ma nel suo impianto stesso, nei fondamenti e negli obiettivi che lo caratterizzano. In sostanza, non avremo una costituzione riformata secondo le nuove esigenze poste dalla storia o dai rinnovati cicli economici e sociali (ad esempio per quanto riguarda la tutela dell'ambiente o la questione dei diritti dei cittadini non italiani, o ancora della considerazione della famiglia secondo i nuovi orientamenti della società), bensì un nuovo testo che considera prioritarie le formule della politica, o meglio della pratica politica del potere, ed istituisce regole studiate ad hoc per conservare una situazione di fatto non nella validità dei principi e degli strumenti per realizzarli, ma per garantire la continuità del dominio di certi gruppi dirigenti e di certi settori della società. Il lavoro di due anni della migliore intelligenza politica formatasi nelle condizioni della repressione fascista e dunque motivata da volontà alte e nobili di riscatto democratico, "riformato" da quattro deputati casualmente appartenenti a forze estranee se non ostili alla Costituzione stessa (escluso uno, che comunque è talmente reazionario da non essere stato ammesso a far parte della Commissione europea, dove pure non siedono bolscevichi) e rappresentanti di un ceto di potere ristretto e oligarchico in funzione di interessi particolari lontanissimi dalle esigenze di governo della società. Se avessero schierato un po' di carri armati, almeno si sarebbe potuto parlare di golpe, ma in questo caso la forza dei numeri ottenuta con grande impegno di risorse e di mezzi di convincimento di massa, in barba a qualunque idea di democrazia pluralista e paritaria, ha provveduto. Da tempo andiamo sostenendo che si stava costruendo un'opera di sovversione dello Stato uscito dall'antifascismo e dalla Resistenza a nuova vita democratica. Per quanto rozza e maldestra, questa operazione eversiva compiuta dalle classi dirigenti(ricordate Gramsci?) rappresenta meglio di ogni dissertazione ed analisi il carattere della destra nostrana: un gruppo di faccendieri ed avventurieri completamente sganciati dalla società, impegnati fino all'ultimo a definire lo stato minore come loro esclusiva area di pertinenza su cui esercitare una potestà illimitata. Lo Stato diventa così, da ostacolo alla realizzazione di affari non utili socialmente, formidabile strumento per giustificare e addirittura sostenere tali affari. Non sembri esagerato: con l'accompagnamento delle famigerate depenalizzazioni dei reati finanziari e delle leggi ad personam questa operazione rende lo Stato ostaggio delle consorterie di potere. Non diciamo questo perché oggi governa un'alleanza a noi ostile (in quanto cittadini, lavoratori, democratici): se il centro-sinistra, se governerà o anche se dovrà utilizzare esclusivamente altri mezzi (referendum, iniziativa "dal basso" delle Regioni, ecc.), non provvederà a ristabilire una base condivisa e seria di organizzazione dello Stato, esso si renderà complice della sua distruzione, ossia dell'affossamento di due secoli di storia recente del nostro popolo alla ricerca della democrazia e della libertà. Resta da valutare un ultimo aspetto, che sembra sfuggire ai commentatori di grido. La demolizione dell'impianto costituzionale solidale e democratico nato dal confronto attivo e dinamico delle forze che hanno sconfitto la dittatura in Italia risponde, come molti altri processi condotti da questa compagine di briganti, a quel disegno conosciuto come "Piano di rinascita democratica" redatto a suo tempo dal signor Licio Gelli, Maestro Venerabile della loggia massonica eversiva cui era iscritto l'attuale Presidente del Consiglio (tessera 1816) ed altri suoi sodali oggi al potere. Allora si parlò di piano eversivo e l'estensore fu anche processato per anni. Oggi la stessa cosa si saluta come giornata storica e grande evento modernizzatore. I tempi sono indubbiamente cambiati, e non saremo noi a piangere nostalgicamente su ricordi di gioventù, quando gli anticorpi erano ben radicati e vigili nel corpo sociale. Ma qui è in gioco ben altro, e se non chiediamo al Paese uno scatto di reni ed un moto di grande partecipazione democratica, il disfacimento della nostra società a vantaggio di affaristi senza scrupoli che oggi occupano i palazzi non conoscerà più limiti. I comitati per la difesa della Costituzione si stanno attrezzando da tempo per le iniziative referendarie (raccolta firme, attività informative, raccordo delle forze sociali, politiche, istituzionali disponibili, ecc.).
E' necessario dare la massima forza a questi Comitati, costituirne ovunque e portarli dentro i luoghi utili alla discussione: scuole, posti di lavoro, università, ospedali, piazze, ovunque ci sia gente che può ascoltare e mobilitarsi. Anche se non si può essere sempre d'accordo su tutto, anche se nei Comitati dovranno convivere esperienze, forze ed orientamenti diversi o addirittura fra loro avversari, si faccia il massimo sforzo per privilegiare la battaglia per la difesa ed il rilancio della Costituzione democratica così come l'abbiamo conosciuta, riservandoci di dibattere su tutto quando il pericolo sarà scongiurato. Per cacciare la dittatura fascista le sinistre (comunisti e socialisti) non esitarono ad allearsi perfino con i monarchici e Badoglio, salvo poi aprire una lotta aspra e lunghissima in rappresentanza delle istanze delle varie classi e delle varie organizzazioni.
Crediamo che abbia ragione il compagno Diliberto quando parla della necessità di un nuovo spirito da CLN, che guidi unitariamente la battaglia contro il nuovo tentativo di sovvertire il Paese.

giovanni morsillo



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