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roccasecca, 16 novembre 2005
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Tutto va bene

La coerenza con cui il presidente del consiglio porta avanti al sua linea strategica è impressionante.
La sua ferrea condotta continua a seguire un'unica via, inflessibile e tenace nel rivivere il motto di un suo predecessore nella carica di capo del governo: "Noi tireremo diritto". E a costo di diventare la macchietta più gettonata dai caricaturisti della stampa internazionale (ormai le vignette sul discolo di Arcore compaiono da tempo perfino su giornali del Burkina Faso e di altri paesi che pure hanno guai grossi per conto loro) procede indefesso nella sequela di affermazioni e smentite, di colpi di scena scioccanti per la loro funzionalità ai suoi disegni pur nella loro assoluta inconsistenza. Dovendo smarcarsi dall'affaire Fallujah e Nigergate, prima smentisce di aver voluto partecipare alla guerra dell'amico George (ma solo perché l'hanno persa, mica perché è infame!), poi avvia un'escalation nello stile guitti più provati ed esperti, e rilancia con una boutade che riguarda le tasche degli italiani, e quindi fa dimenticare tutto il resto, Mesopotamia compresa. Spara ad alzo zero sull'attonita opposizione e dichiara che costruirà le case per tutti gli Italiani. Poi, naturalmente, fedele alla sua linea fermamente ondivaga e coerentemente contraddittoria, rettifica: non a tutti, ma solo agli sfrattati. Certo non si pensava che intendesse comprendere i brianzoli con la villa, ma tuttavia qualcuno ironizza (poverino!) pensando che stia provvedendo a sé stesso in qualità di futuro sfrattato dal Palazzo. Macché: Chi conosce un pochino il personaggio sa che è sì uno che pensa alla vecchiaia, ma lo fa in grande: non la mezza misura della casetta per ricevere i nipotini e meditare vicino al caminetto, ma un'azione politica energica e sferzante per convincere gli elettori a prorogargli il contratto di locazione! E infatti afferma con il massimo della coerenza e dell'impegno istituzionale assunto che il programma case verrà lanciato, manco a dirlo, "in campagna elettorale". Intanto, l'unica cosa certa è che le case, in Iraq e Palestina, continuano a buttarle giù, magari con i bambini dentro, anche grazie alla complicità del governicchio italiano. La Domus Libertatis, questa imponente e scricchiolante magione imperiale denominata burlescamente con quanto di più alto l'uomo abbia mai concepito, ossia la Libertà, compie così un ennesimo tentativo non di spiegare e motivare la sua politica, bensì di nasconderla. E' già un risultato. Resta tutta intera l'arroganza che ne costituisce del resto la cifra fondativa, il carattere del dominio proprio delle classi in nome dei cui interessi occupano il potere, ma cominciano da tempo a rendersi conto che i limiti di sopportazione del popolo sovrano si restringono a vista. Non siamo nuovi, nella storia della Repubblica, a governi sudditi del fratellone atlantico, tuttavia finora non eravamo mai arrivati a fabbricare documenti internazionali falsi per fornire alibi alle guerre imperialiste. Non avevamo chiuso gli occhi davanti a Dien Bien Phu e a My Lai né ci eravamo mai acconciati ad un ruolo di supporters in situazioni quali quella del Medioriente (qualcuno ricorda la visita di Andreotti in Libia del 1978 accolto da Gheddafi e dal Maresciallo Jalloud?). Oggi non solo partecipiamo a nefandezze che gridano vergogna eterna sui massacratori, ma per di più svolgiamo un ruolo di foglia di fico per nascondere quelle vergogne infami.
E per far finta che "tutto va bene madama la marchesa" apriamo la fabbrica di fesserie per drogare i gonzi, nell'intento di sedare ogni minimo segnale di attenzione e far ripiombare nel coma il popolo italiano.
Desideriamo ricordare ai signori della guerra che siedono indegnamente a Palazzo Chigi che, come diceva Lincoln (americano e presidente, e tanto dovrebbe bastare) che puoi imbrogliare qualcuno per sempre, molti per una volta, ma non tutti per sempre.

g.m.



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