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| roccasecca, | 5 marzo 2005 |
Dopo
la gioia che ci ha inebriati alla notizia che Giuliana era stata liberata, abbiamo
dovuto ingoiare altre lacrime. Nicola Calipari ha lasciato la sua vita nel tentativo,
riuscito, di salvare quella di Giuliana. Dal terrorismo? Sì. Dal terrorismo
della guerra, dal fuoco degli "alleati" che hanno sparato sulla macchina
che la riportava al mondo. ***********************************
E' sufficiente questo per aprire le menti e cancellare il luogo comune secondo
cui gli altri, gli Indiani sarebbero tutte carogne assetate di sangue innocente
e invece i nostri, le Giacche Blu del 7° Cavalleria sono tutti ragazzi di
cuore e forse un po' ingenui, all'americana, ma gentili e premurosi con i poveri
popoli "liberati" grazie al loro sacrificio?
Per il rispetto che si deve ad un uomo come Nicola Calipari, adesso bisogna trovare
risposte veloci e convincenti alle domande che ci ponevamo, insieme ai compagni
del Manifesto, nei primi momenti di prigionia di Giuliana.
Bisognerà capire come mai tutti quegli strani comportamenti durante l'aggressione
e il rapimento da parte delle guardie dell'Università, come mai gli interrogatori
all'interprete, e via indagando.
Dovremo anche capire se sono state fatte indagini serie sul rapimento delle due
Simona, anche quello stranissimo nelle sue modalità.
E vogliamo sapere cosa si è scoperto dell'assassinio di Baldoni, e dov'è
finito il corpo.
Ma vogliamo sapere tutto, davvero. Perché, come Pasolini di trent'anni
fa per la corruzione, noi sappiamo. Ma non possiamo provare. E tuttavia diciamo
ancora più forte che la responsabilità di queste tragedie che siamo
costretti a subire è di chi ha voluto la tragedia totale per altri, constringendo
popoli interi a subirla sulla pelle e non solo nella coscienza come accade a noi.
Non siamo al servizio di nessuna cultura superiore, né di alcun esercito:
la nostra sola padrona è la verità, e la lotta per ottenerla. Coloro
che oggi si vestono in gramaglie e fanno le faccine contrite per la scomparsa
di quest'uomo grandissimo, si vergognino. Si sono mai chiesti, i signori della
guerra e della superiorità culturale, quanti Nicola Calipari irakeni abbiamo
ammazzato finora? Fra la gente bombardata, siamo proprio sicuri che non siano
morti altri "eroi gentili" senza che nessun giornale benpensante abbia
versato una sola lacrima d'inchiostro?
Noi speriamo che il suo eroico sacrificio, che riporta l'Italia davvero alla dignità
risorgimentale, possa servire a far ragionare con la mente libera coloro che in
buona fede hanno pensato che lì si stesse combattendo una guerra giusta
per la libertà di un popolo. Lasciamo questa ulteriore nobile vittima dell'aggressione
imperialista con la fiducia che il sangue degli eroi non è versato invano:
esso irrora la grande, immortale pianta della coscienza, madre della giustizia,
senza la quale non vi è libertà. Per nessuno.
Giovanni Morsillo