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roccasecca, 8 novembre 2005
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dittatori

Un compagno partigiano nostro affezionato corrispondente, ci ha fatto notare come lo sciagurato manifesto di Forza Italia contro le dittature sortisca in realtà l'effetto di riabilitare la figura dell'unico dittatore che abbia oppresso ed insanguinato il nostro Paese: Benito Mussolini. La strana idea di "libertà" che muove questi pasdaran dell'alta finanza è un tantino orientata, visto che tratta con pesi e misure ammaestrati i vari capitoli della storia. Per esempio, sarebbe il caso di ricordare a questi signori che l'Italia festeggia la propria Liberazione il 25 Aprile, e se il capoccia del governicchio si fosse degnato di assistere ad una di queste feste di popolo e di democrazia riconquistata, si sarebbe accorto che sono feste "vere" e non propagandistiche, come invece sembrano le sue. Escludere da un elenco molto variegato di dittatori o presunti tali (c'era Fidel sul manifesto, e questo dimostra la confusione mentale di chi lo ha redatto ed approvato) proprio quello che ha gettato l'Italia nel fango e il suo popolo nella miseria più nera, ci sembra grottesco, prima ancora che infame. Però non sottovalutiamo l'importanza di questa riabilitazione mediatica, senza commenti e analisi di alcun tipo, ma fondata solo sulla diffusione massiccia di immagini accostate con intenti e metodo scientifico per sedimentare convinzioni lontane dalla verità ma utili alle elezioni. Un gran bel regalo al "fedele alleaten" che tanto si prodiga per mantenere in sella il simulacro di governo agonizzante che occupa il palazzo. Come saranno contenti i nipotini del duce, biologici o politici che siano! Quanta unità ritrovata con la gloriosa stirpe dei manipoli italici! Il nostro compagno partigiano, però, va oltre, e ci comunica la sua preoccupazione, i suoi dubbi dolorosi, sul fatto che questa riabilitazione graduale ma incessantemente avanzante possa essere possibile "anche grazie a qualcuno che sta di qua". Non vorremmo essere considerati malfidenti, né ci divertiamo a sparare sui nostri ufficiali, ma francamente, forse per una debolezza sentimentale, siamo molto più inclini a dar retta alle parole di un partigiano che a difendere certi dirigenti col colesterolo. L'antifascismo non è una lente ideologica deformante che impedisce di vedere la realtà storica con i suoi limiti ed errori. Esso, al contrario, è quella sorta di "religione laica" sulla quale improntare la costruzione di una società giusta ed inclusiva: ciò richiede coerenza e fermezza.
Rinunciare all'antifascismo significa rinunciare alla Costituzione, alla lezione della Storia, all'unica prospettiva di libertà possibile: quella indicata dalla Resistenza.

Fraterni saluti.



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