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| roccasecca, | 31 ottobre 2005 |
Domani ricorrerà il 30° anniversario dell'assassinio di Pier Paolo Pasolini.
Scrittore, poeta, regista, ma soprattutto uomo impegnato direttamente e sofferente degli abusi del potere. In questo, compagno di lotta e di cammino di molti di noi.
Vogliamo ricordare il vuoto che si pose al suo posto trent'anni fa, ma anche e soprattutto lo spettro che da allora continua a farsi sentire, ad informare di sé la critica ad una società distorta e piegata agli interessi illegittimi di pochi contro i bisogni ed i diritti di tutti, quello spettro che ancora parla a tutto il mondo e chiede giustizia per tutti.
Vorremmo che le celebrazioni in suo onore fossero anche momenti di impegno duraturo in sua memoria, poiché non è di icone che si nutre la libertà, ma di passi sicuri verso l'uguaglianza.
La frase che riportiamo sotto, tratta da un suo infuocato intervento sul periodico comunista Vie Nuove, non ha perso purtroppo nulla della sua attualità. Ciò vuol dire che nulla è stato fatto. Del resto, come diceva Robespierre, "quando resta da fare anche una piccola parte del lavoro, vuol dire che nulla è stato fatto".
Ecco, per noi Pasolini rappresenta un inestinguibile bisogno di fare, di esserci, di lottare.
L'Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità,
incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche
modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo.
(Pier Paolo Pasolini, Vie Nuove n. 36, 6 settembre 1962)