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roccasecca, 31 ottobre 2005
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Partecipazione

Le reazioni popolari alle ultime bugie di Berlusconi sulla guerra sono di sconcerto e delusione, ed anche un po' di ribrezzo.
Questo tentativo di distorcere la verità ancora una volta per rimuovere le proprie responsabilità, se da una parte conferma la personalità in fondo immatura del Presidente del Consiglio, dall'altra costituisce un passo avanti nella lotta per la cessazione della guerra imperialista dei petrolieri ed anche in senso più generale nella riflessione politica. E' nella natura del personaggio negare l'evidenza, un po' come quel bambino colto con il dito sporco di marmellata che cerca di sfuggire ai rimproveri della mamma, e quindi non stupisce che utilizzi l'unica dote vera che ha in abbondanza, e cioè la faccia tosta, per compiere una delle sue famose giravolte e smentire uno dei suoi pezzi forti della politica estera: la guerra preventiva, di civiltà, per la democrazia, per le alleanze potenti. Questo estremo tentativo, che qualche volta gli è anche servito a spostare l'argomento di discussione su terreni più congeniali quali la barzelletta o il luogo comune, stavolta però non attacca. Gli italiani sembrano più disincantati. Probabilmente perché su questo tema la mobilitazione di massa, la partecipazione e la discussione sono state davvero formidabili, coinvolgenti e di lunga durata.
Ciò ha consentito, per una volta, che i cittadini fossero protagonisti, comprendessero a fondo e partecipassero alla formazione di un pensiero condiviso ed una posizione politica largamente maggioritaria sul tema. Sanno quali sono state le posizioni assunte da ciascuno, quali i tentennamenti e le scelte determinate, quali i pretesti e quali gli interessi veri che hanno motivato il massacro di centinaia di migliaia di civili, la distruzione di intere città (non solo Fallujah), la "sospensione" del diritto internazionale e perfino del diritto di guerra, riguardo il trattamento dei prigionieri e dei civili, gli interrogatori, l'uso della tortura eccetera. Il passo avanti cui ci riferiamo, infatti, è senza dubbio da registrare nel fatto che se i principali sostenitori della guerra danno segni di inversione, non vorrà certo dire che si sono pentiti, ma sicuramente dimostra che la guerra, oltre che ingiusta e nefasta, è anche inutile. L'ultimo degli elementi con cui tentavano di giustificare la guerra, la sua efficacia, è miseramente crollato sotto cumuli di cadaveri e senza alcun risultato di stabilità o di asservimento vero di quell'area agli appetiti degli imperialisti. La farsa del referendum, i cui risultati sono stati pubblicati dopo due settimane e con palesi incongruenze (ad esempio fra voti espressi e aventi diritto), è uno degli elementi che ha fatto naufragare la speranza di addomesticare il popolo irakeno. Ormai non è raro leggere documenti ufficiali degli invasori che definiscono "resistenza" quella che finora è stata sempre chiamata "terrorismo". Ma c'è un altro passo avanti, e più importante perché dovrebbe, secondo noi, servire da orientamento per le politiche democratiche più in generale. Intendiamo dire che le sinistre ed il centro democratico dovrebbero trarre una lezione importante dagli sviluppi di questo caso. Se, come dicevamo, il popolo italiano sta reagendo in modo così maturo e positivo alle miserevoli sciocchezze del governo sulla guerra (anche Fini prende le distanze!) e se questo atteggiamento è frutto della grandiosa partecipazione alla mobilitazione contro la guerra, dovrebbe comprendere che il vero antidoto alla reazione non sta nelle doti superiori di un leader, ma nella consapevolezza del popolo, nel coinvolgimento attivo delle masse democratiche, dei cittadini, dei lavoratori, degli studenti nella formazione e nella gestione dei progetti politici. L'invito che sentiamo di rivolgere ai segretari, ai dirigenti, a coloro che lavorano nei partiti, nei movimenti, nei sindacati, nelle associazioni e che si assumono la responsabilità di ricostruire il paese dopo la calata dei barbari delle destre economiche e politiche, è quello di puntare sulla partecipazione, unica vera ed insostituibile forma di esercizio della democrazia.
Uno degli elementi critici su cui intervenire prioritariamente è la ricostruzione della fiducia dei cittadini nelle proprie istituzioni, rapporto seriamente compromesso dai tangentisti prima e dagli eversori al governo poi. In questo senso, sarebbe il caso di riflettere un paio di volte prima di accettare meccanismi leaderistici di importazione americana e spacciarli per modernità.

Fraterni saluti.

g.m.



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