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roccasecca, 26 ottobre 2005
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Modelli di governo

La puntata trasmessa ieri sera dell'esilarante programma di Bruno Vespa che tratta di fatti di folklore conteneva una performance davvero spiritosa del ministro degli esteri Fini.
Questo signore che al comando di Almirante ne faceva di cotte e di crude negli anni Settanta e Ottanta all'Università, e che lottava "contro il sistema", ha fatto una serie di battute davvero gustose. Per esempio, ha detto che quelli che contestano Cofferati a Bologna sono la sinistra dell'Unione, ha fatto capire (o così noi abbiamo capito) che quelli col passamontagna sono in qualche modo l'anima operaista di un datato modo di concepire la dialettica sociale, ha affermato - e qui si è superato - che Prodi non potrà governare perché condizionato dalla massiccia presenza di costoro nelle disciplinate file del popolo di sinistra che ha votato alle primarie. A parte le analisi del voto, che Fini sa fare bene ma che non può citare sul serio quando gli danno torto marcio, è davvero un esempio non usuale di vis comica la sua affermazione secondo cui chi governa quasi tutte le regioni ed una percentuale enorme di province e comuni, fra cui quelli più grandi, non sia idoneo o non trovi una piattaforma su cui governare il paese meglio della destra e dell'estrema destra. Non è certamente un'impresa difficile fare meglio di loro. Il problema vero, se mai, sarà ricostruire un minimo di vivibilità sociale decente nel Paese dilaniato dai loro bombardamenti di illegalità legalizzata, ma questa è un'altra cosa. Mentre il ministro recitava le sue barzellette, ci dicevamo: "Meno male che scherza! Immagina se parlasse sul serio! Vorrebbe dire che il governo ottimale e stabile per il Paese è sul modello della Lombardia di Formigoni e Maroni. O forse quello sicuramente più stabile della Sicilia di Cuffaro Vasavasa!".
Poi, però, ci siamo subito ripresi, ed abbiamo sgombrato la mente da ogni riflessione funesta, per goderci fino in fondo lo spettacolo comico di un ministro che di solito prendiamo invece molto sul serio.
Fraterni saluti.

Giovanni Morsillo



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