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| roccasecca,
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21
ottobre 2005 |
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Devolution
Di
seguito il testo dell'intervento di Armando Cossutta alla Camera sul
voto sulla devolution. Preghiamo la massima diffusione, anche ai compagni
che non fanno riferimento al PdCI. La battaglia in difesa della Costituzione
e dell'unità dello Stato dovrebbe essere di tutti, e vince con il contributo
di tutti.
Fateci avere commenti, notizie, ecc.
Fraterni saluti.
Devolution
alla Camera
La dichiarazione di voto di Armando Cossutta
Roma 20 ottobre 2005
Signor Presidente, colleghi, il Parlamento della Repubblica e il nostro paese
devono fronteggiare in queste settimane i micidiali colpi di coda di questo Governo.
E i colpi di coda, come sappiamo, spesso sono anche i più pericolosi! Si
voterà probabilmente il 9 aprile, questa Camera ha poche settimane di vita,
a Natale di fatto si chiude e, in questo breve tempo, una dopo l'altra, si impongono
leggi pesanti, una più grave dell'altra. Si è approvata la legge
elettorale che ha sradicato un sistema politico ormai consolidato, che ha prospettato
un avvenire di instabilità per le nostre istituzioni; una legge pessima,
il popolo italiano se ne è reso conto e molti dei 4 milioni di cittadini
che sono andati a votare alle primarie, ci sono andati proprio per protestare
contro la soperchieria che avete compiuto.
Vi è poi la legge finanziaria, che non guarda allo sviluppo ma che, anzi,
prevede diversi tagli, in particolare per i comuni e, dunque, per i servizi ai
cittadini, colpendone il tenore di vita. Si tratta di una legge che vuole rappresentare
una sorta di vendetta di Berlusconi contro i comuni che, in larga maggioranza,
hanno votato in questi anni per il centrosinistra. Inoltre, si vorrebbe approvare
la cosiddetta legge «salva Previti», una nuova legge ad personam,
per salvare dal carcere l'amico e compare di Silvio Berlusconi nonché la
legge sulla par condicio, che il Presidente del Consiglio vorrebbe imporre tentando
di ingannare con migliaia di spot gli elettori italiani e salvarsi dal loro giudizio
conclusivo. Infine, oggi, qui alla Camera, si conclude l'iter della legge sulla
cosiddetta devolution. Una legge che ferisce a fondo l'ordinamento costituzionale,
annullando alcuni dei suoi principi fondamentali, primo tra tutti il principio
di uguaglianza. Con l'approvazione di questa legge i cittadini - è la verità
- non sarebbero più uguali tra loro. Non si è uguali quando il diritto
non è garantito allo stesso modo per tutti, in maniera universale. Un diritto,
o è universalmente garantito, o non è un diritto. Si affidano alle
regioni poteri esclusivi su materie di interesse generale e nazionale. Sono stato
per un'intera legislatura presidente della Commissione parlamentare bicamerale
per le regioni. Per dieci anni ho diretto, nell'allora Partito comunista italiano,
il settore delle regioni e delle autonomie locali. Pertanto, conosco questi problemi
e da sempre sostengo con decisione e convinzione il principio ed i diritti di
autonomia per le regioni innanzitutto, per i comuni e per le province. Tuttavia,
in questo caso, non è in atto l'attuazione di un principio tra i più
importanti del nostro ordinamento costituzionale, come quello dell'autonomia,
bensì una sovversione istituzionale. Voi la chiamate federalismo, ma si
tratta di un grande pasticcio. Il federalismo può essere anche una cosa
seria, ma comporta equilibri, contrappesi, garanzie e condizioni materiali che
molte regioni non posseggono e non potranno possedere. Lo chiamate federalismo,
ma è semplicemente una struttura caotica. Tuttavia, essa è voluta
dalla Lega che sa, forse meglio di altri, come questo nuovo ordinamento, stabilito
con la legge sulla devolution, non garantirà quanto si ha in mente di realizzare.
Infatti, sa perfettamente che non funzionerà e, anzi, confida - è
questa la mia precisa opinione - sui disastri che tale nuovo ordinamento provocherà
per poter rilanciare il suo vero obiettivo, peraltro mai nascosto: la secessione
e la separazione. D'altra parte, affermano, scrivono a chiare lettere e perseguono
tale obiettivo. Ma voi, colleghi della maggioranza, come potete accettare questo
misfatto? Onorevoli dell'UDC, ho ascoltato le parole e l'atteggiamento di dissenso
degli onorevoli Tabacci e Follini. Ma il partito dell'UDC come si comporta di
fronte a questo misfatto, che certamente non può condividere? Voi stessi,
onorevoli colleghi di Alleanza nazionale, che sostenete di richiamarvi ai valori
della nazione e della sua unità, come potete accettare questo scempio?
E voi, onorevoli colleghi di Forza Italia, che nelle imprese e nelle professioni
aspirate ad avere un equilibrato, serio ed ordinato intervento delle istituzioni?
Invece, avremo una grande confusione e vedremo contrasti e contestazioni fra regioni
e Stato, fra regioni e comuni, fra una regione e l'altra. Avremo ingiustizie,
gravi differenze tra i cittadini italiani. Alle regioni saranno affidati con competenza
esclusiva temi come la sanità, l'istruzione, la polizia locale. Non si
tratta di questioni quantitative su chi farà di più o di meno, bensì
sostanziali perché ad esse sono affidate gli ambiti che riguardano l'ordinamento
stesso di questi settori e la loro organizzazione. Ciò potrà comportare
una grande differenza tra chi abita in Lombardia, in Puglia o in un'altra regione.
Voi sapete benissimo come stanno le cose, ma non osate ribellarvi perché
questo è ciò che vuole la Lega ed è la Lega che lo impone.
La Lega è l'asse portante della maggioranza di Berlusconi, senza la quale
sarebbe già crollato. Come potete voi, amici e colleghi della Lega, dell'Unione
dei democratici cristiani e dei democratici di centro, di Alleanza nazionale,
di Forza Italia, voi stessi come potete accettare che con questo ordinamento si
dia vita a dei poteri in capo al nuovo dirigente del Governo (che verrà
chiamato «Capo del Governo», e non più «Presidente del
Consiglio») che sono poteri immensi, che non esistono e non sono praticati
in nessun altro paese democratico, d'Europa e fuori d'Europa. Voi vi accingete
a votare una stortura inaccettabile.
Voi state per portare a compimento uno scempio
giuridico, una violenza contro i cittadini! Oh, cari colleghi, a ben altro pensavamo
quando, allora, ancora giovane, sfilavo per le vie della mia città, Milano
liberata, con la bandiera rossa della mia brigata partigiana e con la bandiera
tricolore della patria. A ben altro allora pensavamo! E voi rinnegate quello che
abbiamo conquistato con la nostra lotta, con la nostra battaglia, con l'unità
democratica di tutte le forze politiche e del nostro popolo. Oggi voterete, ma
non avrete la maggioranza dei due terzi, senza la quale il referendum si renderà
inevitabile, persino, possiamo dirlo, obbligatorio. È un referendum con
il quale noi potremo seppellire questa legge iniqua, questa legge sbagliata, questa
legge pericolosa.
E con essa seppelliremo tutta quanta la vostra politica.