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| roccasecca, | 20 ottobre 2005 |
Nel
cielo della politica italiana regna da tempo la confusione, ma ormai siamo al
disorientamento totale. I sedicenti leader dicono e smentiscono con una rapidità
che ha dell'inverosimile. Il capo del governicchio accusa i sindacati di difendere
i lavoratori, l'opposizione di opporsi e i pacifisti di non volere la guerra.
Inoltre spara a zero sulle famiglie che "percepiscono" il loro impoverimento
e per questa banale ragione diventano pessimiste. D'altro canto, il centro-sinistra
si muove goffamente ormai solo sul terreno dell'avversario, limitandosi a rintuzzare
gli attacchi utilizzando però armi tipiche dell'altro contendente: si fa a gara
a chi è più "liberale" (in realtà liberista), si sposano tattiche che spostano
il terreno di scontro sui contenuti dell'avversario (primarie, privatizzazioni,
laicità dello stato, stato etico, ecc.), si spinge per la formazione di aggregazioni
sempre più spurie e quindi sempre più incolori, con il solo obiettivo della
cosiddetta governabilità, che in realtà significa occupazione a lungo termine
della stanza dei bottoni (stavamo per scrivere "bottini", un lapsus!), si tollerano
frane di valori come l'equiparazione della guerra imperialista alla lotta contro
il terrorismo o i manutengoli del terzo Reich ai combattenti per la libertà
italiana ed europea. Di più, si afferma con aplomb degno di operatori finanziari
della City londinese che le cosiddette riforme operate dai fascisti e dagli
avventurieri al governo possono essere tutto sommato riviste, ma abolirle sembrerebbe
troppo, anche nei casi in cui rappresentano un vero e proprio furto ai danni
del paese o lo stravolgimento dei fondamentali della Costituzione. Forse non
sbagliavamo quando sostenevamo che la vittoria del capitalismo degli anni Novanta
era prima di tutto culturale. Se i timidi eredi della tradizione democratica
e popolare italiana (ma non solo italiana) si vergognano oggi di schierarsi
con una parte della società, e invece di lavorare per garantire condizioni di
esistenza accettabili a chi non misura la sua vita in miliardi si limitano a
parlare di "opportunità", vuol dire che la mutazione genetica ha trasformato
davvero la classe politica. Ci fa pensare molto sentire il capo del governicchio
dire irritato che dopo aver mandato Pisanu a piangere sul feretro di Fortugno
ed inviato un telegramma a nome del Consiglio dei ministri, cos'altro poteva
fare? Non si tratta del solito vaniloquio nazionalpopolare del simpatico monello
di Arcore. Stavolta è grave davvero: il governo, se ci fosse, avrebbe il dovere
politico, etico ed istituzionale di spendersi nella lotta concreta alle cosche.
Per esempio sostenendo quei progetti avviati dalla nuova Giunta regionale della
Calabria e che sono costati la vita al servitore dello Stato massacrato a Locri
(e non siamo certi che sia finita qui). Per esempio buttando fuori da Palazzo
Chigi l'Ing. Pietro Lunardi, che invece ha fondato e sostiene la dottrina della
convivenza con le mafie, e far capire chiaramente che si cambia registro. Per
esempio buttando alle ortiche padane quella schifezza di legge sulla devoluzione,
ossia sulla destrutturazione dello Stato unitario, unica speranza di lotta concreta
alle mafie del nostro Mezzogiorno. Per esempio realizzando le condizioni perché
quei giovani che hanno sfilato dietro alla salma del "loro" vice presidente
non debbano più pensare che per farsi una vita dovranno fuggire. Noi non vogliamo
più fuggire. E questa "Bandana Republic", disegnata su misura per gli speculatori
e gli uomini di malaffare deve essere non riformata ma cancellata. Ci vorrà
tempo, non potrà essere indolore, ma lo si deve al popolo italiano ed alla sua
storia, anche se il popolo stesso ha le sue grandi responsabilità. L'Unità di
oggi riporta una vignetta di Staino in cui si vede Berlusconi nei panni di Rosina
del Barbiere di Siviglia che canta la cavatina, e promette di far giocare "cento
trappole" prima di cedere. Ricordiamo che la stessa magnifica opera di Rossini,
nell'ultima scena dell'ultimo atto comprende una affermazione di figaro: "Eh,
i bricconi han fortuna in questo mondo".
Se la sinistra vuol fare il suo mestiere,
deve cercare di fare in modo che questa rimanga solo una frase di una bellissima
opera.
Fraterni saluti.
Giovanni Morsillo