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roccasecca, 26 settembre 2005
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DEVOLUTION

Sul bellissimo sito www.comunisticalabria.org abbiamo visto le foto dell'offensiva kermesse dei destri del Nord tenuta a Reggio Calabria per "spiegare" ai reggini la devolution. Questi signori in cravatta ed abiti firmati, con l'aspetto di dirigenti d'azienda più che di militanti politici, che ostentavano i loro gagliardetti verdi e le bandiere della "Serenissima" serivizievolmente assistiti da sparute pattuglie di calabresi che giustamente il sito definisce ascari, si sono premurati di scendere fino all'aborrita punta dello Stivale per erudire quei poveri terroni ignoranti sulla bontà della loro idea di frantumare il tessuto economico e sociale nazionale che la Costituzione vuole solidale per aprire finalmente l'era dell'accaparramento selvaggio delle risorse a vantaggio delle Regioni ricche. Abbiamo anche visitato l'album delle foto della controiniziativa organizzata dalle forze di sinistra, e notavamo già a prima vista una differenza sostanziale: le persone erano impegnate a scrivere, a seguire il dibattito, a discutere. E, soprattutto, erano vestite da gente normale, con la semplicità dei cittadini perbene, senza fronzoli e orpelli. La mente è andata spontaneamente alle note struggenti della ballata di Giovanna Marini che racconta dei treni speciali partiti dal Nord per fermare l'altro progetto secessionista e fascista di Ciccio Franco e dei suoi "Boia chi molla" finanziati e sostenuti da quel Mauro industriale del caffè e da altre organizzazioni non proprio democratiche. Altra storia, altri tempi: sono passati trentacinque anni, e siamo cambiati tutti. Allora il Pci e la Cgil, come in mille altre occasioni, onorarono la loro funzione nazionale, quella dei lavoratori e degli onesti, e sconfissero i tentativi di ricolonizzazione del Meridione affrancato dal Risorgimento e dalle lotte contadine. La riforma agraria del ministro comunista Gullo aveva tracciato un segno di civiltà fra quelle popolazioni. L'emigrazione le aveva fatte crescere nella coscienza, a contatto con la classe operaia del nord Europa. OgA Sulgi ci riprovano, gli affaristi del Nord, e volano con i charter pagati dagli sponsor della deregulation e vanno a tastare il terreno, vanno a promettere ai calabresi che non gli faranno troppo male, anzi che lasciarli a sé stessi dopo aver impedito per decenni il loro sviluppo, potrebbe anche stimolarli a fare meglio in futuro. La canzone di Giovanna Marini torna di nuovo, e sentiamo le note farsi largo nella memoria, e ricordarci che per impedire che i "rossi" arrivassero a Reggio furono messe le bombe sui binari, furono fatte saltare le traversine della democrazia. Ma la democrazia non si fermò, avanzò e tradusse il saluto romano in uno sberleffo, riconquistando quel pezzo d'Italia. Il corteo fu difeso da un servizio d'ordine imponente, ma riuscì a sfilare, ed a riunire la Calabria al resto d'Italia. Oggi, nella distrazione generale e nella preoccupazione della terza settimana, le notizie che arrivano dai palazzi riguardano i tecnicismi organizzativi ed i sondaggi di opinione. E intanto l'assalto all'impianto costituzionale procede spedito, la resistenza è debole e male attrezzata, e stiamo precipitando nel vortice della reazione che si fa ogni giorno di più senso comune. Sarebbe necessario un nuovo scossone democratico, una nuova ondata di mobilitazione di massa, la creazione di presidi democratici vigili e vitali, dalle fabbriche ai ministeri, dai grandi centri alle periferie, una nuova presenza capace di sconfiggere questa truffa come sconfisse quelle passate. Ecco perché pensiamo che la sinistra debba marciare unita e non ci convincono i sofisticati discorsi di frazione. Non siamo disposti a cedere nulla della nostra identità, ma non la consideriamo un'icona da appendere al muro in una cornice barocca. Per noi l'identità è ciò che ci guida nella battaglia per ottenere il cambiamento. Cambiamento che non può essere frutto delle lotte parziali e segmentate, ma solo il prodotto di una forte spinta unitaria e progressiva. Purtroppo, dopo aver permesso la distruzione del patrimonio unitario e democratico dei lavoratori, accettato sistemi e metodi che rappresentano una chiara involuzione ed un arretramento non marginale sul piano delle conquiste sociali e politiche, rifiutato il dovere di rappresentanza degli strati più fragili ed esposti della società in nome di opportunistiche posizioni bipartisan, ceduto perfino sulla discriminante antifascista confondendo l'onore del combattente con l'ignominia del tradimento, sarà molto difficile convincere il popolo a tornare protagonista. Tuttavia la sete di giustizia e di politica è grande, e la gente attende segni tangibili di quel cambiamento. Speriamo non debbano essere delusi ancora una volta, perché potrebbe essere l'ultima per molto, molto tempo.
Fraterni saluti.

Giovanni Morsillo



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