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| roccasecca,
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23
settembre 2005 |
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BENVENUTO
Benvenuto!
La notizia dell'adesione del compagno Alteri al Partito dei Comunisti
Italiani riempie i militanti della Sezione Filancia di soddisfazione.
Molte
sono le adesioni che giungono al nostro Partito e spesso qualificate,
tuttavia quella di un quadro sindacale con l'esperienza e la storia di
Alteri costituisce non soltanto un apporto di valore per la qualità
dell'attività che il Partito è chiamato a sviluppare, ma rappresenta il
segnale dell'attenzione verso la nostra organizzazione ed il nostro
programma politico da parte di compagni esperti e che non si lasciano
condizionare da pulsioni puramente sentimentali o di nostalgia. La lettera che Ivano ha inviato al nostro Segretario chiarisce il contenuto
di una adesione meditata, convinta e fondata su valutazioni razionali e di
condivisione politica.
Chiarisce, cioè, il senso vero ed attuale di
chiamarsi comunisti.
Grazie ad Ivano, e buon lavoro.
Fraternamente
Giovanni Morsillo
Al
Segretario Provinciale del PdCI di Frosinone
Antonio Capaldi
Caro compagno, come forse avrai già saputo, nei giorni scorsi mi sono dimesso
dal partito dei Democratici di Sinistra. Le ragioni delle mie dimissioni sono
sommariamente espresse nella lettera che ho loro inviato e che ti allego per tua
conoscenza. Non riconoscendomi più nei comportamenti politici dei dirigenti di
quel partito, che pure considero una forza stimabile e importante per l’intero
Centro Sinistra, non potevo che prenderne atto, evitando a me inutili sofferenze
e a loro l’imbarazzo di un rapporto ormai logoro da lungo tempo. Essendo politicamente
nato dentro quel partito, quando ancora il suo nome era PCI, non farai fatica
a comprendere le difficoltà intime e pubbliche di quella mia decisione. Ma proprio
perché l’adesione a quel partito originario ha avuto per me carattere di grande
intensità ideale, culturale, morale e politica, non mi era più possibile limitarmi,
oggi, ad una adesione divenuta ormai puramente formale. Non potevo più sopportarne
l’ipocrisia, né potevo accettare di continuare ad essere politicamente, moralmente,
culturalmente svuotato dall’immobilità politica in cui ero costretto con molti
altri come me. Il sentirsi impegnati nella difesa delle ragioni e dei sentimenti
del proprio popolo, come il PCI ha insegnato a milioni di persone nel corso della
sua storia, è stata una gratificazione da augurare alle persone care, un privilegio
capace di oscurare ogni ricchezza materiale, una promessa mantenuta ancor prima
di essere porta. Ma anche un’esperienza ormai esaurita. Almeno in quel partito.
Non credo di sbagliarmi nel pensare che quegli stessi sentimenti che hanno animato
me nel passato siano ancora, e di nuovo, presenti nel partito che tu guidi in
provincia. Il PdCI non è il PCI, questo è ovvio; non può e non deve esserlo. Non
può, perché quella straordinaria macchina organizzativa aveva bisogno di energie
e di un ambiente oggi non più disponibili. Non deve, perché il PdCI può e deve,
invece, saper far tesoro di quella esperienza storica, traendone le necessarie
conclusioni e gli elementi di altrettanto necessaria, e per certi spetti radicale,
discontinuità. Ma sapere che esistono tante persone che ancora osano chiamarsi
comunisti, quando questa parola viene per biechi interessi assimilata a fascismo
e nazismo da insulsi faccendieri in doppiopetto, mi è di grande lenimento; si
rinnova la speranza che la memoria trovi sempre terreno dove attecchire, anche
fra sterpi e sassi; e che trovi in ogni circostanza la forza di crescere e dare
frutti, anche solo sommando tante piccole ma tenacissime radici.
E, in questo senso sì, garantire continuità. Se non ci fossero stati i comunisti,
noi tutti saremmo ancora plebaglia informe; e se non ci fossero ancora, chi potrebbe
ricordare la rapina originaria? il percorso che ha portato questa plebaglia a
farsi attore politico di prima grandezza? chi potrebbe ricordare gli innumerevoli
atti di liberazione che hanno fatto la storia nostra e della nostra gente? chi
lotterebbe ancora per evitare che le cause del fallimento del movimento comunista
seppelliscano le ragioni profonde che l’hanno generato? Su tutto questo ho riflettuto
a lungo e sono giunto alla decisione di chiedere l’iscrizione al tuo partito.
Ho pensato di averne le ragioni sufficienti. E sono certo di trovarvene anche
di migliori, per operarvi alacremente e con ritrovata serenità.
In attesa. Ivano Alteri
Frosinone 21/09/2005