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roccasecca, 22 settembre 2005
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STABILITÀ

Altro pezzo di governo che scricchiola, cede, crolla. L’edificio governativo con il record della stabilità è in realtà una fatiscente baracca dalla quale (a detta del Presidente Berlusconi) scappano topi e scarafaggi di ogni genere, e che perde i suoi precari pezzi ad ogni folata di vento.
Il capo del ridicolo battaglione di disperati che cerca di abbarbicarsi alle battute ed alle giravolte per giustificare almeno propagandisticamente la propria permanenza nei luoghi dove dovrebbe risiedere il gruppo dirigente massimo della Repubblica, si affanna a dire e ritrattare, a lanciare slogan sempre più corrosi e sviliti, dei quali non si capisce mai il senso proprio perché non hanno senso, puntando solo sulla confusione e sulla presunta scarsa memoria degli Italiani. Un calcolo sbagliato però, poiché anche ammesso che gli Italiani siano di memoria corta, hanno un pro-memoria formidabile nella busta paga e nelle bollette, che ogni mese sono puntualmente lì a ricordare loro che la loro vita è cambiata. Del resto lo avevano detto, che l’avrebbero cambiata, e ricordiamo i nostri comizi elettorali del 2001, quando dicevamo di stare attenti alle promesse del Cavaliere Nero, poiché al contrario di quanto sempre avvenuto in Italia, lui le avrebbe mantenute. Avrebbe certamente lavorato instancabilmente alla deregulation spinta e prodotto un arretramento non solo in campo economico e produttivo, o nelle conquiste del welfare state, ma nello stesso livello di civiltà e di democrazia raggiunto dall’Italia a prezzo di dure lotte e di confronti aspri fra le classi sociali.
Oggi il bilancio è sotto gli occhi di tutti, e non c’è più spauracchio pseudoideologico che possa ribaltare la percezione chiara del totale fallimento. Certo, sarebbe suicida abbandonarsi ad un altrettanto propagandistico trionfalismo, poiché per noi quello che conta sono le condizioni materiali di vita dei lavoratori e dei cittadini, e la drammatica involuzione che le nostre condizioni di vita e di cittadinanza conoscono dopo quattro anni di attacco alla democrazia unito all’incompetenza più totale non ci consente di stare allegri, neppure consolandoci con una probabile (ma mai scontata) prossima vittoria.
L’Italia che riconsegneranno a fine mandato è profondamente diversa da quella che hanno preso in mano e violentato. Più razzista e guerrafondaia, più povera, più impaurita, più incivile, più ignorante, più malata. Meno rispettata, meno competitiva, meno libera, meno giusta.
Siniscalco se ne va. Il massacro sociale continua. Sarà dura invertire il corso di questo fiume impetuoso che da quattro anni travolge tutto ciò che ci appartiene, dai diritti alle condizioni economiche.
Non sarà né immediato né indolore il ripristino anche parziale delle garanzie che abbiamo perso.
Sarà impossibile senza una mobilitazione generale delle risorse democratiche e popolari del lavoro e della cittadinanza attiva.
Questa, crediamo dovrà essere una delle priorità dell’Unione, se si vorrà davvero produrre il cambiamento.
Fraterni saluti.

Giovanni Morsillo



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