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roccasecca, 20 settembre 2005
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Ancora sulle elezioni tedesche

Leggendo i commenti di alcuni dirigenti della sinistra italiana all'esito del voto tedesco ci troviamo di fronte ad alcune questioni e contraddizioni molto preoccupanti. Le questioni di cui parliamo sorgono quando confrontiamo le dichiarazioni di giusta soddisfazione per l'affermazione della chiarissima volontà dei tedeschi di mantenere l'opzione sociale nella direzione politica del loro grande Paese, e le deduzioni contraddittorie, o peggio i comportamenti che questi dirigenti mettono in pratica.
Per fare solo un paio di esempi, D'Alema invita seccamente a prendere atto che la sinistra, da sola, è maggioranza in Germania, e per onorare questa scelta dei cittadini si augura che la SPD riesca a convincere i liberali a fare un governo con loro.
Questo, nonostante Schroeder abbia rimontato il vantaggio iniziale della Merkel in virtù di una sua inversione - parziale ma sostenuta - nel programma di politica economica e sociale, rivedendo alcune scelte squisitamente liberiste che gli erano costate le elezioni amministrative in più riprese.
Bertinotti, invece, gioisce per l'unità trovata grazie a Lafontaine e Gysi in seno alla sinistra "radicale" ma da noi fa di tutto perché questo non
avvenga, giungendo perfino a rifiutare di rappresentare un progetto unitario nelle primarie.
Pensiamo quindi che un minimo di chiarezza vada fatta.
Cosa c'entrano i liberali, legittimamente schierati a destra, su posizioni di azzeramento dello stato sociale, di prevalenza del mercato sulle garanzie, in sostanza di privatizzazione spinta dei servizi che tradotto vuol dire delle condizioni materiali di vita dei cittadini a prescindere dalla loro capacità di spesa, con la richiesta dei tedeschi di un governo di sinistra, e addirittura meno moderata che nel passato visto il brillante risultato della lista Der Linke? Forse D'Alema dimentica che Lafontaine ha rotto con Schroeder da sinistra, e che per questo è stato votato insieme a Gysi? O forse no, e quindi considera il cambiamento delle linee principali del programma di Schroeder come semplice mossa tattica per rastrellare voti? In ogni caso, gli elettori non hanno certo dichiarato di volere i liberali al governo, e queste strane interpretazioni del loro voto non depongono bene per quanto ci aspettiamo noi italiani di sinistra dalla vittoria dell'Unione. Anche se oggi appare remota la possibilità di Grosse Koalition in Italia, chi ci dice che essa non possa essere sperimentata non con tutta la CdL ma con parte di essa, una volta viste le carte uscite dalle urne? L'altra distorsione del voto tedesco ci pare, se pure più infantile e meno raffinata, ancora più pericolosa. Ora, che chi ha scelto un liberismo moderato in luogo di una società pienamente solidale cerchi la quadratura impossibile di un cerchio dove i socialdemocratici (welfare) siano alleati dei liberali (mercato) ci pare azzardato ma non ci meraviglia.
Continua a stupirci, invece, che si legga favorevolmente lo sforzo unitario ed il successo che ne consegue della sinistra tedesca, mentre si lavora alacremente in Italia affinché nulla di simile possa verificarsi. Se è vero che il risultato dei compagni tedeschi di Der Linke è dovuto in buona parte al loro impegno unitario, capace di mettere in campo opzioni credibili e forze in grado di lottare per realizzarle, come si può pensare di costruire qualcosa di simile sul piano sia della qualità della proposta che della sua praticabilità coltivando, all'opposto, il conflitto a sinistra e l'autoreferenzialità? Il tema della rappresentanza è completamente espunto dall'idea di politica che la maggioranza di Rifondazione si è data?
Ricordare a tutti che in Italia il risultato prevedibile di una sinistra alternativa unitaria sul modello della tedesca (ma più larga, perché esistono condizioni migliori) potrebbe aspirare al doppio delle percentuali raggiunte da Lafontaine e Gysi è proprio superfluo? Pensiamo che tutti si rendano conto di cosa potrebbe significare una forza del genere in un clima di rinnovamento fortemente sollecitato dagli elettori.
Vogliamo rinunciare?
La preoccupazione è quindi più che legittima. Noi che non facciamo parte dell'élite dirigenziale ma che viviamo, da lavoratori e da cittadini, tutto il peso delle politiche di smantellamento dei diritti e delle conquiste dei decenni passati, poco ci interessiamo delle alchimie politiciste (queste sì) ma sappiamo che perdere questo treno potrebbe significare rimanere a piedi per molto, molto tempo. E non siamo sicuri di farcela ad affrontare una nuova stagione di attacchi alle condizioni ormai minimali di sussistenza cui questo governo uscente ci ha già condannati. Governo, non dimentichiamolo mai, eccellentemente di classe. Un altro errore da parte dei dirigenti di quella sinistra potrebbe essere fatale per la stessa prospettiva della sinistra, e senza nemmeno distinguere fra moderata, alternativa, antagonista, di classe o altre sottigliezze.
Auspichiamo quindi che si colga davvero la lezione tedesca, rinunciando al solito vizietto italiano di interpretare la realtà secondo la propria visione teorica di convenienza, dimenticando che, come diceva il vecchio di Treviri, quando teoria e realtà non vanno d'accordo, non puoi buttar via la realtà.
Fraterni saluti.

Giovanni Morsillo



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