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al P.d.C.I.
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| roccasecca,
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14
settembre 2005 |
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sporca
negra
Leggete
l'articolo "Laura, 6 anni. sporca negra" pubblicato da www.repubblica.it
.
Molte domande ci trafiggono la mente e si confondono nostra coscienza in assenza
di risposte nella. Una preoccupazione su tutte, sfonda la barricata delle questioni
umanitarie, civili, democratiche e culturali che ci sommerge, e si impone: dove
stiamo andando? Subito si corregge: dove ci stanno conducendo?
La riduzione sistematica dell'"altro" a nemico, a proiezione delle
nostre fobie su cui scaricare la colpa della lordura che ormai abbiamo accettato
quale condizione di sopravvivenza, meschina e debole, cinica e corrotta, ha
prodotto mostri che si sono impadroniti del senso comune, trasformando i rapporti
sociali in un grande scenario di guerra di tutti contro tutti. Non c'è
più posto per mediazioni: o si uccide (e non solo metaforicamente) o
si perisce. L'immigrato, il nero (anzi, il negro ), l'handicappato, il povero,
la donna, il bambino, chiunque sia in una condizione di svantaggio è
solo un rifiuto, qualcosa di cui sbarazzarsi e comunque da disprezzare, da trattare
con l'ormai troppo popolare formula della "tolleranza zero".
Questa non è più soltanto una società criminale, dove la
prevaricazione è regola. Essa è ormai fabbrica di criminalità,
vivaio per atteggiamenti e convinzioni disumane, che continuano a seminare la
malapianta dell'intolleranza. Quest'idea di società fondata sul'esclusione,
sulla privazione di opportunità nei confronti di chi decidiamo che è
diverso, che sostituisce l'umanità e la solidarietà con il branco
e l'egoismo, nella quale ci si riconosce per attributi di clan e non per appartenenza
alla comunità umana, si deteriora progressivamente, e rende ormai difficile
qualsiasi approccio civile al tema della convivenza.
Le reazioni scriteriate alle flebili dichiarazioni di Prodi sui Pacs, la difesa
di logiche particolari (ideologiche, religiose, filosofiche, etiche), ancor
più gli atti criminali di New Orleans nei giorni dell'alluvione, compiuti
da uomini contro uomini della stessa comunità abitativa distinti in base
alla disponibilità di armi da fuoco, chiariscono meglio di uno studio
sociologico il livello di barbarie in cui siamo caduti. Con la vecchia formula
del "dalli all'untore" si esclude dal consorzio degli eletti chiunque
non risulti funzionale alle proprie comodità (parlare di scelte o di
convinzioni è del tutto eccessivo).
Tornando all'artticolo, siamo così certi che i bambini siano così
perché "non capiscono"? O invece non sono il prodotto necessario
e scontato dei comportamenti, delle dottrine e degli esorcismi dei "grandi"?
Basta la risposta del genitore del bambino prepotente a spiegare molte cose.
Che significa "sapeva a cosa andava incontro"? Vuol dire che se si
sceglie di essere giusti si deve essere pronti a subire le ingiustizie? Significa
che il destino o chi per lui decide il posto che spetta alle persone e solo
dei poveri pazzi possono giocare a fare i moralisti, mentre è più
saggio (o furbo) chi sa "stare al mondo"?
Anche stavolta ci poniamo una domanda: chissà se Laura, che sicuramente
non farà il mestiere cui la destinerebbe non la sua pelle ma l'inciviltà
di quei piccolissimi borghesi che la infastidiscono, un giorno avrà la
serenità per scegliere che tipo di donna vuole essere, che contributo
si sente di dare alla società ed ai suoi cari, in quale luogo desidera
vivere e affermare la propria umana dignità? Le auguriamo ogni bene,
ma temiamo che gli ostacoli non saranno pochi, e non solo per lei e per tutte
le piccole negre. Vediamo ogni giorno la stessa scena con i protagonisti più
diversi: il figlio del drogato, il piccolo immigrato, quello delle case popolari,
quello che va a scuola senza lo zaino firmato, il figlio del cassintegrato.
Per questo siamo in trincea. Vorremmo che con noi ci fossero le tante piccole
Laura che subiscono in silenzio nella loro cameretta e diventano sempre più
tristi. Vorremmo che le loro madri non piangessero più, ma trovassero
la voglia di lottare con noi per loro.
Fraterni saluti.
Laura,
sei anni.
"Sporca negra"
Laura è sempre stata una bambina timida, un po' taciturna. Ma quando - era l'inizio
dell'estate - cominciò a stare sempre più a lungo a casa, ad unirsi sempre più
raramente al gruppo degli amichetti del quartiere, i suoi familiari un po' si
preoccuparono. Si trattava dei normali dubbi di chi ha a che fare con una bambina
di sei anni. Sì, Laura ha la pelle molto scura e vive in una zona residenziale
di Modena dove tutti gli altri bambini hanno la pelle bianca. E i suoi "secondi
genitori", una coppia d'italiani che l'hanno in affidamento da neonata, sono persone
consapevoli e responsabili, attente. Insomma, sanno bene come va il mondo. O,
forse, credevano di saperlo. Pensarono che quella fosse una normale fase della
crescita di una bambina di sei anni. Non l'effetto del primo incontro di Laura
col mondo. Quando la madre affidataria di Laura racconta questa storia, è difficile
distinguere, nel tono della sua voce, la sorpresa dalla rabbia e lo stupore dall'indignazione.
Non ci sono invece dubbi quando la voce si spezza nel pianto. "Era un giorno della
fine di luglio, una bellissima giornata. Laura giocava nella sua stanza e fuori
di casa sentivo le voci degli altri ragazzini. Viviamo in una strada di villette
a schiera, in una zona di quelle che vengono definite signorili. I nostri vicini
sono impiegati, artigiani, insegnanti, funzionari, professionisti. E i nostri
figli sono cresciuti assieme, si può dire che si conoscono fin dalla culla. Ho
riconosciuto subito la voce di Anna, una bambina di sette anni, la prima delle
amiche di Laura. Ho guardato oltre la tenda che ripara la nostra veranda e l'ho
vista. Allora ho chiamato Laura e le ho detto di uscire finalmente, di andare
a giocare. Ha ubbidito. E' uscita, ho sentito i suoi passi, nuovamente la voce
di Anna. Ero sempre in veranda, dietro la tenda, sentivo benissimo le voci dei
bambini e loro non mi vedevano". E' qui che la voce della madre di Laura si spezza
"Sporca negra". Era Anna. "Sporca negra, perché sei venuta? Ti avevamo detto di
non venire. Oppure di venire ma di portare qualcosa da casa, qualcosa per noi".
Un incubo? No, purtroppo. Ogni dubbio, se ce n'era qualcuno, scompare pochi secondi
dopo. I piccoli passi di Laura lungo il corridoio, il rumore della porta della
stanza che s'apre e si richiude. Laura è silenziosa, un po' triste. Dice di voler
uscire nuovamente da casa, per un momento, "Devo chiedere scusa ad Anna". Naturalmente
la risposta è: "Tu non devi chiedere scusa proprio a nessuno". Poi le parole che
fanno fatica a venire fuori. Perché è difficilissimo trovare quelle giuste. Nel
mondo di Laura mancano ancora troppe di quelle cose che un adulto dà per scontate.
A partire dalla capacità di riconoscere un torto subito. In fondo è esattamente
quello che capita ai bambini abusati dai pedofili. Ma intanto bisogna fare in
modo che l'incubo finisca. La madre di Anna è molto dispiaciuta. Assicura che
parlerà con la sua bambina e le spiegherà che si è comportata molto male, che
non deve farlo più. E' una persona civile, garbata. Anche per questo, la frase
successiva è uno di quelle che gelano il sangue: "I bambini esagerano. Ma è vero
che di stranieri ne vedono tanti, troppi, e non tutti si comportano bene. E così
hanno fatto finire anche Laura nel mucchio. E' molto brutto, certo, ma è questa
la spiegazione: Anna non ce l'ha con Laura, l'ha solo associata a persone che
vede in modo negativo. I bambini non sanno distinguere". Esistono esperienze capaci
di sconvolgere in un istante le gerarchie dei valori e anche dei bisogni. Proprio
come una gran sete che fa riscoprire il sapore dell'acqua. Così il fatto che comunque
sia una storia di bambini - di bambini che, come dice la mamma di Anna, 'non sanno
distinguere - diventa quasi una consolazione. Poi è agosto, cominciano le ferie.
Due settimane al mare, in campeggio della riviera romagnola, lontano dalla città.
Due settimane per un bambino di sei anni possono essere una piccola nuova vita.
E Anna, prima della partenza, ha chiesto scusa. Poi, al mare, c'è subito una nuova
amica. Una ragazzina sveglia e anche protettiva. Ma la madre di Laura non riesce
a ringraziarla adeguatamente quando, timida, come se si vergognasse per gli altri,
le racconta che là, nella piazzetta del bar, ci sono dei bambini che ordinano
a Laura di consegnare i gettoni dei videogame e di stare zitta perché "è negra".
Uno le ha anche detto (Laura non ha capito bene ma l'amichetta sveglia sì) che
ha anche un motivo in più lei, nera, per stare zitta: da grande diventerà una
puttana. Di questo il ragazzino ne è sicurissimo perché l'ha vaticinato il padre.
Adesso la madre di Laura è un po' dispiaciuta. Teme di aver esagerato. Ma, insomma,
non ci ha visto più. E' corsa nella piazzetta, ha trovato quel bambino e i suoi
amichetti, ha cominciato a rimproverarli a voce troppo alta. Sono arrivati alcuni
dei genitori. Uno, in particolare, si è mostrato molto contrariato. Ha parlato
chiaro: "Se ha deciso di prendersela - ha detto riferendosi a Laura - doveva sapere
a cosa andava incontro. Quello che è successo non è strano. Cazzi suoi".
E così finisce la storia di Laura, della sua mamma, del suo papà affidatari. Finisce
con una vacanza amara, col rientro a Modena e la decisione di iscrivere la bambina
in una scuola religiosa privata. Decisione che va contro tutto quello che i genitori
hanno sempre pensato del mondo, dell'Italia, degli adulti e anche dei bambini.
(I nomi di persona sono di fantasia, quelli geografici appartengono alla realtà.
Per ogni fase della storia ci sono numerosi testimoni in grado di confermarla.
E' accaduta in Italia tra i mesi di luglio e agosto del 2005).
(tratto dal sito www.repubblica.it
, 14 settembre 2005)