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| roccasecca, | 8 settembre 2005 |
Ultime
notizie (speriamo!).
Il dittatore della Banca d’Italia, Generalissimo Fassio
ha decretato che rimane al suo posto nell’interesse generale degli speculatori
e dei faccendieri nazionali. Il numero due del governicchio tuona un poco ma
non fa piovere, ché con l’avvicinarsi dell’inverno (e peggio ancora della primavera
elettorale) un posticino al calduccio del centro dei centri fa sempre comodo.
Con quello che costano le case grazie agli immobiliaristi (palazzinari non si
dice più, che non è elegante), trovare un alloggio per i falliti della politicanza
è davvero un’impresa, e il previdente vice Gianfranco non si fa sorprendere
impreparato.
Il chierico imbronciato Follini (‘sti diminutivi!) si autoriunisce
carbonariamente a Ladispoli per non far sapere a nessuno in base a quale finissimo
ragionamento ha deciso di non fare un tubo e di stare lì a fare la guardia al
bidone governativo dopo aver minacciato di farlo saltare prima e dopo i pasti.
Viva la trasparenza, la coerenza, e la partecipazione!
Il sempre vigoroso Boss(i)
padano straparla di “battere i pugni sul tavolo” e “far sentire la nostra voce”,
ché deve garantire Fiorani alla presidenza della banca padana, altrimenti tutto
il lavoro di Tonino Fassio va in broda.
Tremonti non dicet.
Siniscalco brontola
e piagnucola.
L’ologramma sfocato e confuso dei resti di Forzitaglia appare
come una mistica visione, decrittata per i non illuminati dalla Grazia dell’Unto
da don Sandro Bondi della Confraternita degli impenitenti, che non perde occasione
per mettere in mostra la sua ferrea vocazione al vaniloquio. Ormai anche il
suo divino Maestro non sa come toglierselo dall’aureola, e secondo quanto ci
ha confidato la solita talpa dei Servizi si è fatto trapiantare ancora un po’
di capelli per poterseli poi strappare dalla disperazione di avere intorno tutta
quella gente inutile. Lo ha anche detto chiaro e tondo: devo sorbirmi il sacrificio
della candidatura (e della sconfitta conseguente) perché dalle mie parti non
c’è proprio nessuno, nemmeno uno stalliere da candidare. Nessuno in grado di
mettersi lì un attimo a fare l’amministratore delegato della mia azienda Italia,
a curare in modo utile i miei affari di stato. Pazienza, si sarà detto: mica
posso far largo a quelli che poi ricominciano con la politica! Meglio abbracciare
la croce e fare in modo di rimanere ancora un po’ a piede libero! Nel frattempo
mandiamo un po’ di aiuti a New Orléans, capitale degli Stati uniti in via di
sviluppo, che quel poveraccio dell’amico George sta passando un brutto quarto
d’ora. Perfino l’Afghanistan gli ha promesso un aiutino, basta che poi si tolga
di torno, che questi questuanti extramediorientali non si sopportano proprio!
Sempre agli angoli dei mercati (azionari e petroliferi) a chiedere l’elemosina!
E se non gliela fai, ti entrano in casa di notte e ti svaligiano la cassaforte,
i pozzi petroliferi e qualche volta pure i musei e i siti archeologici. E per
di più ci mandano i minori (Berlusconi, Blair, Aznar prima che cadesse dal balcone)
che non sono punibili per legge.
Che facciamo, intanto a sinistra? Aspettiamo
di vedere Bertinotti diventare il referente unico della sua immagine e poi ci
buttiamo nell’analisi sui collegi e sulla macchina organizzativa delle regioni
rosse, o cominciamo a lavorare sui contenuti? Roba vecchia? Formule politiciste?
Ma fateci il piacere!
Vale cento volte di più una firma raccolta su un modulo
per la richiesta dell’abrogazione della legge Moratti o della Legge 30, che
dieci voti in una pseudoconsultazione bonapartista e americanizzata. Che forse
soddisferà il narcisismo o le esigenze di lotta interna di alcuni personaggi,
ma non muta di un capello le condizioni di vita delle persone in carne ed ossa
né il loro ruolo nella scena politica e sociale. Qui ci pare di poter sfidare
positivamente e a testa alta anche i compagni e le componenti di partiti cui
sicuramente non siamo simpatici, ma che dichiarano (speriamo non sia pura volontà
di distinguersi formalmente dai loro antagonisti interni) di voler ragionare
appunto di contenuti e non di alchimie. Noi non siamo chimici, né architetti,
e ci intendiamo poco anche di correnti, non essendo elettricisti né meteorologi.
Pertanto, cercheremo in ogni modo di portare fin dove arriveremo nella società
elementi concreti di protagonismo dei cittadini e dei lavoratori, perché cacciare
il signori di cui sopra è necessario e imprescindibile, ma non sufficiente.
Se poi ciò significa essere “vecchi”, siamo orgogliosi di invecchiare in buona
salute e, soprattutto, mentalmente lucidi.
Fraterni saluti.
g.m.