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| roccasecca, | 5 agosto 2005 |
Domani, sessant'anni fa, una bomba con un nome birichino, Little Boy,
accendeva un sole sinistro sul Giappone sconfitto e sull'umanità perduta.
La
giovane energia che conteneva fermò i battiti di 230 mila cuori umani, e
accartocciò destini e orologi in un unico cimitero. Sessant'anni dopo, i
Nordamericani ancora non sanno come giustificarsi, e usano stupidissime
frasi fatte del tipo "era la cosa giusta" o accampano diritti di
somministrazione di dosi pesanti di democrazia, per uscire dal pantano. In
realtà, molti sanno perché certe cose avvengono. Non è in gioco alcuna
civiltà, né alcun modello di organizzazione sociale. Quello che è in gioco è
l'egemonia, il mantenimento di livelli di vita al di sopra di ogni
possibilità per pochi privilegiati, a danno del resto di quell'umanità
davvero "figlia di un dio minore". Sessant'anni fa è oggi, e non solo in
Iraq, o a Londra o a Madrid o in Afghanistan o in Sudan, o.........
Forse in questo tempo avremmo dovuto imparare tutti che la guerra non si
ferma con il buon cuore degli imperialisti, non si arrende alle prediche e
non ascolta le buone intenzioni.
Per questo si fece allora, si fa oggi e si farà domani ciò che non si può
giustificare. Per questo sentiamo il dovere di continuare caparbiamente la
lotta impari dell'umanità contro i suoi ripugnanti assassini.
Per questo
siamo dalla parte del torto, di chi non ha voce, dei poveri del mondo, e ci
sentiamo in ottima compagnia.
Fraterni saluti.
Giovanni Morsillo