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| roccasecca, | 4 agosto 2005 |
4 agosto 1974: sulla carrozza n. 5 dell'espresso Roma-Brennero (Italicus) esplode il tritolo fascista distruggendo 12 persone e ferendone più di 50.
La copertura sfacciata dei servizi segreti e di questure addomesticate ai fascisti
mandanti ed esecutori del crimine terrorista impediscono di fare giustizia,
sebbene Mario Tuti fosse noto da tempo alla polizia come sovversivo. Mario Tuti
era fascista, aveva un gruppo di delinquenti con i quali compiva prodezze di
ogni genere. La strage fu rivendicata da Ordine Nero, con queste parole:
" Giancarlo Esposti è stato vendicato. Abbiamo voluto dimostrare alla nazione
che siamo in grado di mettere le bombe dove vogliamo, in qualsiasi ora, in qualsiasi
luogo, dove e come ci pare. Vi diamo appuntamento per l'autunno; seppelliremo
la democrazia sotto una montagna di morti."
Due giorni fa il vice capo del governo della destra e dell'estrema destra italiana
si è stupito e lamentato dei fischi che Bologna ferita gli ha tributato. Forse
dovrebbe interrogarsi sul senso di indignazione che colpisce soprattutto chi
ancora porta i segni dell'eversione, quando sente e vede minacciata la democrazia.
Quando cioè assiste allo sgretolamento deliberato dei cardini, dei valori e
dei dispositivi costituzionali, quando la scuola diventa un affare lucroso per
pochi e un ferrovecchio inutile per gli altri, quando la guerra imperialista
diventa legittima e umanitaria, quando la magistratura è sotto attacco, quando
la costituzione stessa, la legge, i diritti di cittadinanza e del lavoro, sono
demoliti. Forse, dice Prodi, i fischi si potevano evitare. Sicuro? Bologna ha
fischiato per venticinque anni, a tutti i governi che si sono presentati a fare
la passerella, di qualunque collocazione fosse l'oratore di turno (Amato, per
esempio). Oggi quella contestazione ha però un valore più alto: mai, prima,
si era giunti ad attaccare direttamente, dall'interno delle Istituzioni, la
democrazia e la Costituzione. Fra i tristi primati di questo governo, spicca
anche questo. Quei poveracci bruciati vivi nella quinta vettura dell'Italicus,
forse fischierebbero ancora. Contro chi li ha fatti morire a caso, senza neanche
conoscerli. Contro quel giudice Mario Marsili (genero di Licio Gelli) che insabbiò
la prima delle inchieste sulla strage, mandando in manicomio una testimone che
inchiodava Tuti. Contro l'ammiraglio Casardi dei servizi segreti che rifiutò
apertamente la collaborazione con il giudice bolognese Vella che istruiva il
processo. Contro la questura di Brescia che non autorizzò i Carabinieri a perquisire
la casa dell'avvocato Adamo Degli Occhi, capo della maggioranza silenziosa e
coinvolto nella strage di Piazza della Loggia, ma consentì ad un giornalista
fascista di prelevare da quella casa due valigie piene di non si sa cosa. Ecco,
vorremmo che tutta l'Italia onesta, lavoratrice, antifascista facesse sentire
a questi signori un po' distratti dagli affari che il vento fischia ancora.
Fraterni saluti.
Giovanni Morsillo