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| roccasecca,
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28
luglio 2005 |
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Camera
di consultazione
Riceviamo
e molto volentieri inoltriamo il documento di Asor Rosa.
Il documento è condivisibile
in assoluto sul piano metodologico.
Andrebbe più approfondita l'analisi della
fase, la valutazione cioè del contesto non sempre corrispondente alle aspettative
naturali di chi voglia discutere di "sinistra". Il processo descritto, infatti,
funziona se si danno per acquisiti comportamenti, scelte tattiche e strategie
propri dei tradizionali riferimenti della sinistra. Tuttavia è oggi innegabile
un grande smottamento di valori e prassi politiche da parte di settori importanti
dello schieramento di sinistra verso la coltivazione di piccole prospettive
di bottega o di opportunismi di varia natura. Dall'adesione a pratiche e semplificazioni
di matrice conservatrice (quando non apertamente reazionaria) come le primarie,
fino all'accettazione di apporti quanto meno sospetti, se non indesiderabili
alle liste ed ai comitati (ma non certo al progetto) del centro-sinistra, da
Verzaschi a tutta la pletora di fuggiaschi delle destre, sono molti gli elementi
che rischiano di mettere in discussione le finalità e le capacità di governo
alternativo del centro-sinistra. Il percorso tracciato da Asor Rosa è, sotto
questa luce, non solo utile, ma necessario, anche se non riteniamo possa da
solo essere sufficiente. Parlare al mondo della sinistra diffusa, ai territori
ed alle segreterie contestualmente non è cosa semplice, né risolvibile sul piano
esclusivamente culturale. Occorrerà potenziare, da parte di chi intende costruire
davvero l'alternativa e non accontentarsi di una semplice quanto inutile alternanza,
l'iniziativa, il confronto, ma soprattutto la lotta comune nei territori e nei
luoghi di lavoro. Nessuno si scandalizzi: il terreno di coltura di qualsiasi
progetto di cambiamento in senso sociale della società, ossia di qualsiasi politica
di sinistra, è e resta il lavoro.
Gli alchimisti dei comitati elettorali possono
essere alleati, ma non daranno alcun contributo alla crescita dell'unità e quindi
alla "Rinascita della Sinistra".
Buon lavoro a tutti.
Giovanni Morsillo
Lettera
aperta di Alberto Asor Rosa della Camera di Consultazione della Sinistra.
Cara amica, caro amico, cara compagna, caro compagno, la Camera di consultazione
della sinistra, dopo l'Assemblea costitutiva del 15 gennaio alla Fiera di Roma,
oltre a riunirsi varie volte al proprio interno, ha dato vita secondo programma
a tre iniziative: su “La costituzione ferita” (Roma, Residence Ripetta, 7 giugno;
relatori: Ferrajoli, Dogliani, Rodotà, Tronti); su “Movimenti e governi locali”
(Roma, Centro Congressi Cavour, 21 giugno; relatori: Magnaghi, Beni ); sulle “Nuove
forme della politica” (Roma, Centro Congressi Frentani, 2 luglio; relatori: Asor
Rosa, Ginsborg, Koch, Rossanda, Pecorini ). Mi pare che, al di là dell'interesse
degli specifici temi trattati, e del modo con cui sono stati trattati, un filo
rosso emerga, che conferma totalmente il punto di partenza da cui la Camera di
consultazione è nata: e cioè che, al di là dei singoli aspetti del programma,
la sinistra può rinascere solo se rinascono una cultura politica e un sistema
di valori destinati ad ispirarla.
Questo è quello che la Camera di consultazione, al di là delle stesse differenziazioni
di linea politica, che pure esistono al suo interno, sta cercando di fare, nell'intreccio
costante di prospettive strategiche e bisogni immediati, di breve periodo.
Proprio per questo l'Assemblea sulle “Nuove forme della politica” si è chiusa
con l'impegno di convocare una grande Assemblea programmatica (data proposta 12
novembre), centrata su alcuni temi decisivi (in parte recuperando il lavoro teorico
culturale già svolto), e cioè:
1 - Costituzione e legalità repubblicana;
2. Governo locale e democrazia;
3. Lavoro e sviluppo;
4. Nuovi scenari della politica estera e della pace;
5. Ambiente;
6. Conoscenza e sapere.
Tale Assemblea sarà preceduta da una riunione della Camera di consultazione (20
settembre) e da una conferenza-seminario, d'impianto simile a quelli già svolti,
su "Lavoro e sviluppo" (18 ottobre). Politicamente parlando, la Camera di consultazione
continua a tenere fede alla sua ragione sociale, che è lavorare per l'unità della
sinistra. Proprio perché all'ordine del giorno c'è in primissimo piano l'obiettivo
della sconfitta radicale del governo Berlusconi e di quel complesso di fenomeni
propri non solo del centro-destra che possono definirsi "berlusconismo", occupa
il primo posto nella nostra agenda la questione della rappresentanza. Il Parlamento,
s'intende, non è tutto. Ma in tutta la sinistra (e l’assemblea sulle “Nuove forme
della politica” lo ha dimostrato) è viva la domanda: come si fa politica nuova
in Parlamento? (Oltre che nelle Province, nei Comuni, nelle Circoscrizioni, nelle
Regioni?). E innanzi tutto: come ci si arriva?
Da questo punto di vista la scissione fra forme politiche organizzate di tipo
tradizionale e forme politiche di tipo nuovo, invece di saldarsi, negli ultimi
anni è andata crescendo. Si confrontano due diverse visioni e pratiche della democrazia,
della legalità e della giustizia, della stessa rappresentanza e del governo. Se
su questi punti non verrà fatto un chiarimento preliminare, l'auspicabile vittoria
elettorale del centro-sinistra aprirà una fase di inaudite difficoltà. Il punto
di partenza di qualsiasi ragionamento è la persuasione che la rappresentanza è
indivisibile. Allo stadio delle cose, guardiamo con qualche diffidenza alle primarie,
proprio perché non sembrano esprimerne la consapevolezza. Ora, di cosa è composta
l'indivisibilità della rappresentanza? E' composta nell'ordine di tre punti indissociabili
e reciprocamente articolati:
1. Formulazione del programma;
2. Scelta dei candidati;
3. Formazione delle liste.
Si direbbe arrivato il momento di proclamare
che la sovranità popolare si esercita, prima che attraverso il voto, attraverso
le forme di organizzazione e determinazione preliminari al voto. Bisognerebbe
insomma, condividere il lungo periodo che va da ora alle politiche 2006 come un
percorso unico e unitario, le cui tappe vengono messe costantemente in coerenza
fra loro. La lezione tedesca è importantissima. Ci dice che esiste, pressoché
ovunque in Europa, uno schieramento del 12/13 per cento decisamente anti-liberista,
neo-socialista, no-global e pacifista. Negarlo nel breve periodo può apparire
conveniente da altri punti di vista. Ma la prospettiva strategica è destinata
a ripresentare il problema a ogni scadenza decisiva. Tre semplici indicazioni,
cui la Camera di consultazione può dare il suo contributo da subito:
1. Il percorso,
di cui parlavamo, è un processo, che va soggettivamente agito e perseguito da
oggi.
2. Il processo deve essere il più possibile unitario (deve abbracciare potenzialmente
tutti e non deve escludere nessuno).
3. Il processo deve risalire il più possibile
dal basso (rompendo risolutamente il diaframma che tuttora separa politica organizzata
tradizionalmente dalle nuove espressioni della politica).
Se le Camere di consultazione
della sinistra fossero già dappertutto, un passo avanti sarebbe stato compiuto.
In attesa che questo accada, ci si potrebbe comportare veluti si unitas daretur.