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roccasecca, 27 luglio 2005
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Crisi sindacale americana

Alla Convention dell'Alf-Cio, la confederazione dei sindacati degli USA da dieci anni guidata da John Sweeney, è stata sancita una frattura che ricorda, per dimensioni e contesto quella degli anni 30.
Il settantunenne presidente ha cercato in diversi modi di mediare con l'ala dura di Andy Stern, Presidente della Seiu (1.8 milioni di iscritti) che rappresenta il forte raggruppamento delle federazioni Teamster, Sein, Liuna, Unite-Here e Ufcw (in tutto 5 milioni di aderenti sui 13.5 totali dell'Alf-Cio). I deludenti risultati delle campagne per l'aumento delle adesioni, il calo dei giovani iscritti, la crisi oggettiva delle organizzazioni del lavoro dovute alle massicce delocalizzazioni produttive ed alla riconferma di un quadro politico fortemente orientato a destra (rielezione di Bush, ma soprattutto affermazione delle politiche neocon e reazionarie in termini di diritti e lavoro) hanno determinato una situazione complessivamente molto pesante, che oltre a mettere in discussione la strategia del sindacato nel paese "più libero del mondo" comporta gravi arretramenti nelle politiche sociali e del lavoro, i cui effetti sono già visibili ad occhio nudo. Precarizzazione ulteriore di una società già caratterizzata da fenomeni massivi di emarginazione, drastiche riduzioni della presenza dello Stato in settori critici come il sostegno economico e sociale a categorie particolarmente esposte (homeless, ragazze madri, periferie metropolitane, immigrati ecc.), stratificazione sempre più netta della società con allargamento repentino della forbice sociale (gap dei consumi, dell'istruzione, dell'accesso alla sanità, ecc.) sono indicatori ineludibili per comprendere il complessivo processo di destrutturazione dei rapporti sociali in atto. Lo scontro all'interno di Alf-Cio era patente da tempo, ma Sweeney sperava in una rielezione mediata. Stern, tuttavia, non intende più mediare e con i suoi alleati interni, consapevoli di non avere la forza necessaria per eleggere un nuovo presidente, ha preso la via della scissione. Uno degli elementi che caratterizza i dissidenti, oltre alla critica ad un'organizzazione che perde annualmente consensi ed è ormai ridotta a rappresentare solo un lavoratore su dodici nel settore privato, è la volontà di aprire campagne vertenziali di livello nazionale, come nel caso del colosso della distribuzione al dettaglio Wal-Mart, che da sempre rifiuta qualsiasi trattativa sindacale, sia contrattuale che vertenziale. Questo perché la Wal-Mart riesce a praticare prezzi particolarmente bassi che poi incidono sulle politiche salariali dell'intero settore. Accanto a questo, il gruppo che fa capo a Stern promuove una politica di progressiva integrazione internazionale del confronto sindacale, poiché a suo avviso le risposte nazionali non sono più sufficienti a contrastare i processi introdotti dalla globalizzazione. Con questa duplice battaglia sperano di aumentare le adesioni al sindacato, ma rimangono dubbi su come si possa rafforzare una confederazione dividendola. Per parte nostra, riteniamo che la totale mancanza di dibattito su questo evento nel nostro paese, oltre a indicare una scarsissima conoscenza della realtà sindacale degli Stati Uniti, evidenzia un limite inaccettabile nella costruzione di rapporti stabili e fecondi fra movimenti e organizzazioni del lavoro anche all'interno degli stessi paesi capitalistici. Questo ci riporta ancora una volta ad osservare come all'interno della stessa Europa sia ancora insufficiente il grado di collaborazione fra le centrali sindacali, soprattutto a livello di iniziativa. Pensiamo al fatto che, con tutto quello che succede oggi, a livello sovranazionale nel mondo del lavoro, non si sia ancora fatto alcun passo verso una strategia unitaria complessiva delle organizzazioni dei lavoratori almeno a livello europeo. E quando diciamo complessiva intendiamo sia di studio e di analisi che di lotta, di organizzazione sul campo delle forze del lavoro. Tornando all'Alf-Cio, siamo preoccupati che la scissione, pur nata da analisi sostanzialmente corrette e processi reali e fortemente compromessi, possa comportare nuovi arretramenti sia nella conquista dei consensi, sia soprattutto nella battaglia di resistenza alle politiche neocon e neoliberiste che negli Stati Uniti hanno oggi il laboratorio più avanzato ma che inevitabilmente si riverserebbero a cascata sulle condizioni di vita, di lavoro e di organizzazione dei lavoratori di tutto il cosiddetto "Occidente" capitalistico.
Crediamo non sarebbe cosa inutile sviluppare contatti e collaborazione reale, al di là dei complimenti rituali, fra le nostre organizzazioni politiche e sindacali e quelle degli Stati Uniti. Potremmo fare di più e meglio a casa nostra, e non è escluso che potremmo dare un aiuto anche ai lavoratori americani nella ricerca di una loro diversa strategia.

Giovanni Morsillo



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