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| roccasecca, | 24 giugno 2005 |
Quando sta avvenendo ai Fondi pensione americani a prestazione definita in questi
mesi dovrebbe insegnarci qualcosa. Sto parlando dei fondi nati in USA decine
di anni fa nelle corporation con un alto numero di lavoratori ed una forte presenza
dei sindacati. Nella sostanza questi fondi raccolgono i contributi di lavoratori
ed imprese e, a differenza del caso italiano, in cui ad essere definita è la
contribuzione, garantiscono al lavoratore una predeterminata pensione integrativa
. Il fondo è gestito “separatamente” dalla stessa corporation che, se è brava
e fa fruttare il capitale, si tiene il surplus finanziario, se è meno brava
o incappa in momenti non favorevoli delle borse, dei mercati e delle economie,
dovrebbe far fronte al disavanzo del fondo con i propri conti. Dovrebbe, perché
la patria del capitalismo ha previsto un salvagente, in ultima analisi finanziato
pubblicamente, per le casse delle corporation. Il PBGC (Pension Benefit Guaranty
Corp) è un organo creato proprio allo scopo di sobbarcarsi gli impegni dei fondi
pensione in difficoltà o appartenenti a ditte in grave crisi finanziaria e che
funziona come una sorta di assicurazione finanziata con i premi degli iscritti
(le stesse corporation). I premi però sono troppo bassi e inadeguati e il disavanzo
del PBGC viene coperto dal governo Federale e, dunque, guarda un po’, dal pubblico
attraverso la fiscalità generale. Prima che, a fine maggio, il tribunale dichiarasse
il fallimento del Fondo della linea aerea United Airlines (UAL) gli impegni
del PBGC superavano le sue disponibilità di 23,3 miliardi di dollari e c’è il
fondato rischio che la sua esposizione possa salire entro la fine del 2005 anche
fino a 96 miliardi di dollari. Quello che ci dice questa storia è che anche
nella patria del capitalismo la pensione ai lavoratori la garantisce in ultima
analisi il pubblico. Se i soldi dei lavoratori – il malloppo – sono nelle mani
delle corporation che tentano di farli fruttare con la speculazione finanziaria
a proprio esclusivo vantaggio (e questo e non altro è lo scopo di ogni e qualsiasi
Fondo pensione!), l’aspetto previdenziale, ovvero la garanzia al lavoratore
di conservare un determinato tenore di vita una volta uscito dal mondo del lavoro,
viene assicurato dal pubblico. In Italia i Fondi a prestazione definita sono
comunque proibiti per i lavoratori. Come dicevo, in Italia i fondi, chiusi o
aperti che siano, sono a contribuzione definita. Questo significa che il lavoratore
sa quanti soldi mette nel Fondo ma non sa e non può sapere quanto questi soldi
gli frutteranno al momento di andare in pensione. La storia dei Fondi USA che
ho richiamato ci dimostra comunque, al di là del chiacchiericcio di tutte le
sirene che in questi mesi tentano di incantare i lavoratori, come il risultato
degli investimenti di qualsiasi fondo è quantomeno incerto. Ma ci fa anche pensare
che la sbobba che stanno tentando di far ingoiare ai lavoratori italiani sia
ben più indigesta della minestra americana. Le corporation prendono in prestito
per le loro speculazioni i soldi dei lavoratori ma, almeno, alla fine mantengono
(più o meno e non sempre) gli impegni (grazie a Pantalone). I Fondi, chiusi
o aperti che siano, destinati ai lavoratori italiani non si assumono alcun impegno,
si prendono i soldi dei lavoratori, speculano sui mercati finanziari, ma i relativi
rischi sono tutti in capo agli stessi lavoratori che, in una situazione analoga
a quella che stanno vivendo i loro colleghi americani, si ritroverebbero con
il proverbiale pugno di mosche in luogo della decantata pensione integrativa.
Severo Lutrario
attac italia