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roccasecca, 17 giugno 2005
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Unità a sinistra

Leggete l'intervista allegata, rilasciata dal compagno Diliberto al Corriere della Sera. Crediamo sia importante cogliere questo nuovo segnale esplicito di orientamento verso la confederazione della sinistra. Come diliberto va dicendo da anni, vedasi l'assemblea del 15 gennaio all'Eur organizzata dal Manifesto, se ognuno fa un passo indietro la cosa è realizzabile, ed è l'unica proposta attualmente sul terreno capace di tracciare una prospettiva. Crediamo che il PdCI con questo atto compia una nuova e fortissima sollecitazione, facendo un passo indietro lunghissimo nell'interesse dell'unità dei lavoratori e della sinistra, che va anche oltre l'unità dei soli comunisti (comunque oggi mancante). Resta da sperare che questi non vengano interpretati ingenuamente come segnali di debolezza, ma colti e utilizzati in virtù di uno sforzo costruttivo che o ci vede tutti impegnati, o non si realizzerà nei suoi obiettivi, determinando così solo lo sprofondamento di qualsiasi speranza di riscatto.

Fraterni saluti.


17 Giu 2005
Unione, pace fatta.
Intervista di Diliberto a Corsera

Diliberto: uniamo la sinistra radicale
La guida? Bertinotti. Da tempo proponiamo a Rifondazione di federarci, le differenze sono molto minori che in passato. Si potrebbe fare una lista Arcobaleno con i Verdi, i movimenti, i sindacati...

di Daria Gorodisky
Roma 17 giugno 2005

Oliviero Diliberto, la Margherita non si spacca e il conseguente terremoto nell'Unione sembra scongiurato. «Sono contento della mediazione. Devo dire che gran parte del merito va al gruppo dirigente ds, che si è speso molto per questo. Prodi ha compiuto la scelta giusta, quella che ieri - a nome dei Comunisti italiani - avevo ripetutamente auspicato: un gesto unitario da leader di tutti, prendendo atto che la Margherita andrà da sola al proporzionale».

Però la mediazione contiene anche un punto che avete sempre osteggiato: le primarie. «E continuiamo a non gradirle. Sono inutili, creano meccanismi di divisione interna. Lunedì, al vertice dell'Unione, vedremo: se Prodi le chiede in termini ultimativi, non metteremo un veto. Ma bisogna anche valutare che tipo di primarie saranno».

Se saranno sul nome o sul progetto? «Sì. Se servono a rafforzare il candidato premier dell'Unione, hanno minore rilevanza; se invece sono di progetto, a quali ceti sociali si rivolge, quali interessi vuole difendere, cosa ne dirà la Cgil?»

Al momento, i candidati alle primarie sono Prodi e Bertinotti. Chi voterete? «Oggi Prodi rappresenta il punto di equilibrio più avanzato possibile ed è il solo candidato vero per vincere: sarebbe scellerato indebolirlo. Però dipende dal progetto, appunto; e poi potrebbero aggiungersi altri nomi».

Cioè il partito di Cossutta potrebbe anche votare il "rivale storico" Bertinotti? «Da tempo proponiamo a Rifondazione di federarci, ma loro rifiutano. Le differenze tra noi e loro oggi sono oggettivamente molto minori che in passato, loro chiedono di entrare nel prossimo governo di centrosinistra. Inoltre, i tempi per la ricomposizione della sinistra italiana sono maturi. Sarebbe suo compito impedire che l'Unione si squilibri sul versante moderato».

Una federazione che diventi sigla per la quota proporzionale? «Magari una Lista Arcobaleno con i Verdi, i movimenti, i sindacati... E' un progetto, e mi sembrerebbe anche naturale che a guidarlo fosse il leader del partito maggiore che lo condivide: se ci fosse Rifondazione, perché non Bertinotti?»

Secondo lei, ieri chi ha vinto la partita? Rutelli, che voleva affossare Prodi e tenere il punto sui partiti; oppure Prodi, che spingeva sulla via ulivista? «Credo che la mediazione abbia risolto il confronto tra due progetti politici. Certo, Rutelli ha sparso moltissimi veleni, contro tutti. Giorni fa Europa ha pubblicato una ricostruzione offensiva della caduta del governo Prodi: infatti noi abbiamo fatto di tutto per evitarlo e D'Alema non è stato un "mandante" della scissione di Rifondazione, anzi...».

Ma con che punteggio è finito ieri il match Rutelli-Prodi? «Da un lato, la Margherita cerca un riposizionamento sul versante moderato per raccogliere - dopo lo sfaldamento del blocco sociale che ha sostenuto Berlusconi - ceto politico, voti, Confindustria, gerarchie ecclesiastiche. Dall'altro, Prodi ha tentato di mescolare le culture politiche: un progetto che in questa fase si è dimostrato non possibile».

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