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| roccasecca, | 15 giugno 2005 |
A
proposito dell'articolo del manifesto da voi segnalato (che invitiamo tutti
a leggere sul sito http://www.comunisti-italiani.it),
siamo bloccati dal vostro stesso senso di meraviglia. Del resto, come trovare
le parole per commentare un articolo che, da sé, dice già tutto? La sensazione
di disagio che abbiamo sempre dichiarato, ci sembra però ora più nitida, come
se stesse assumendo i contorni definiti di un'analisi, di un dato di fatto.
Non è più un semplice stimolo di diffidenza verso le formule semplici e semplificanti,
ma comincia ad essere una preoccupazione concreta quella dell'imbarbarimento
generale della società che abitiamo. Per meglio dire, ci vediamo costretti a
prendere atto del fatto che lo scivolamento verso posizioni eticamente, culturalmente
e soprattutto politicamente più arretrate non riguarda solo i rigurgiti fondamentalisti
di settori cattolici di destra, ma si sta impadronendo di tutta la società,
pur complessa e variegata come la conosciamo. Come sottovalutare che, nonostante
il voto di alcuni cittadini favorevoli al mantenimento di questa legge medievale
il totale dei voti espressi è al di sotto della forza della sola sinistra? Certo
che a forza di agitare vessilli in modo sempre più acritico, sposando tutto
ed il suo contrario, purché si dichiari "contro", a forza di predicare e praticare
lo scontro in forma ideologica, cioè senza riferimento alcuno al contesto, ma
semplicemente contemplando l'estetica dell'antagonismo tout court, non si può
che giungere a massimalismi che risultano, oltre che ovviamente inconcludenti,
anche fortemente schizofrenici. Così si plaude alle sconfitte degli alleati,
si introducono ad ogni occasione elementi di spaccatura all'interno di un insieme
dialettico di soggetti sociali e politici che si avrebbe il dovere di trasformare
in blocco sociale, si finisce per sostenere di fatto posizioni non solo estreme,
ma addirittura avverse, per la sola esigenza di "stare contro". La vicenda della
sinistra francese al referendum sull'Europa dovrebbe far riflettere sul serio,
superando le forme assuefatte e minimali di ragionamento che non portano da
nessuna parte, se non a dividere ancor di più su basi di tifoseria e non di
analisi politica. Un aspetto del voto referendario si rafforza, però: stando
alle dichiarazioni espresse, - perché non sapremo mai cosa pensano coloro che
non entrano nel dibattito, - chi si è astenuto lo ha fatto perché ha ormai accettato
una visione integralista dei rapporti sociali, ossia una cultura che non ammette
mediazioni, che non suggerisce pratiche democratiche, ma risolve tutto con l'ubbidienza
al capo carismatico e con lo scontro senza prigionieri. Le frasi riportate dall'articolo
non possono essere ascritte ad alcuna organizzazione in modo ufficiale né ufficioso,
poiché pronunciate non si sa da chi, però, prendendone per vera almeno la fondatezza,
il fatto che siano state davvero pronunciate, non si può far finta che siano
insignificanti. Esse denunciano in modo abbastanza chiaro che la deriva di questa
società è ormai ad un punto avanzato, e che tutta la storia di crescita civile
del nostro Paese è fortemente compromessa. Lo sciovinismo ha sempre avuto una
presenza non trascurabile in Italia, a partire dai movimenti come l'Uomo Qualunque
fino alle frequentazioni monarchiche e separatiste anche nel dopoguerra. Tuttavia
mai era assurto alla dignità di componente politica, culturale e programmatica
del governo nazionale. Basterebbe leggere i discorsi parlamentari o le relazioni
ai congressi dei partiti di trent'anni fa, e confrontarli con lo scemenzario
di oggi, per avere un'idea. Così una commistione esplosiva di ignoranza, integralismo,
antagonismo di maniera e simbolismo religioso produce una società che non ha
più alcun rapporto con il proprio tempo, ma si aggroviglia su comportamenti
individualisti e, quindi, reazionari. Rimane la nostra convinzione che i gruppi
dirigenti di certa sinistra non stiano facendo il proprio mestiere, e che i
danni che ne seguono sono ben peggiori della semplice confusione sulla politica
economica (già grave di per sé). Nessuno si stupisca, quindi, quando i partiti
si trasformano da bastioni della democrazia in comitati elettorali più inclini
al complotto che al governo della società, più interessati ad inseguire gli
istinti primordiali dei settori meno consapevoli della società che a orientarne
le scelte con idee alte e pratiche di profilo democratico. Al nostro gruppo
dirigente, per quanto ci riguarda, chiediamo solo di vigilare affinché queste
meschine pratiche e il dissolvimento ideale e morale che necessariamente ne
consegue, non si impadroniscano anche del nostro tentativo di essere diversi.
Non sapremmo reggere ad un simile sfregio.
Fraterni saluti.